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Transistor da 2 nanometri nei processori del futuro

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La legge più nota nel mondo informatico è quella che prende il nome dal cofondatore di Intel Gordon Moore, il quale nel 1965 affermò che il numero dei transistor sarebbe raddoppiato ogni due anni.

Secondo gli esperti, questa legge non potrà essere rispettata per sempre, in quanto entro i prossimi 10 anni verrà raggiunto il limite fisico di miniaturizzazione dei transistor (il silicio ha un raggio atomico di 0,11 nanometri).

Un gruppo di ricerca dell’Università di Pittsburgh, guidato da Jeremy Levy, ha trovato il modo di superare questo ostacolo. Attualmente i processori sono realizzati con processo produttivo a 45 nanometri e, verso la fine dell’anno, Intel inizierà la transizione verso i 32 nanometri. I ricercatori sono invece riusciti a produrre un transistor di appena 2 nanometri (pari al diametro dell’elica del DNA).

Questo risultato non può ovviamente essere raggiunto con il silicio, ma è stato impiegato un minerale denominato perovskite che possiede notevoli proprietà magnetoresistive, ferroelettriche e superconduttive.

Quando due cristalli di perovskite sono uniti tra loro, nel punto di contatto si genera una corrente elettrica, ma se il loro spessore è troppo piccolo, la corrente non fluisce. Il team di ricerca però ha scoperto che si possono creare delle “guide conduttive” usando un ago microscopico; applicando una tensione positiva all’ago, gli atomi dei cristalli si riarrangiano creando linee lunghe 2 nanometri, attraverso le quale scorre la corrente elettrica.

I transistor di perovskite occupano un’area 1000 volte inferiore a quella dei transistor in silicio; inoltre, le linee conduttive possono essere cancellate e ricreate fino a 100 volte. Addirittura sarebbe possibile usare questo fenomeno per creare hardware che si riconfigura mentre gestisce i dati.

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