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Google non disattivi account senza motivo

Aaron Greenspan, colui il quale a suo tempo pretese di avere diritto di proprietà intellettuale sul concetto alla base di Facebook, vince 761 dollari contro Google il tribunale. Google aveva disattivato il suo account AdSense senza addurre motivi validi

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La storia raccontata dall’Huffington Post è quantomeno peculiare. Da una parte c’è Google, a difendere il proprio operato ed il proprio diritto di difendere gli advertiser dal click fraud. Dall’altra c’è Aaron Greenspan, nome noto per essere colui il quale a suo tempo ha rivendicato la paternità sul progetto Facebook (per poi trovarsi spodestato prima da ConnectU e quindi da Mark Zuckerberg). La vittoria, infine, andrà a Greenspan, con i legali Google a protestare per la scelta del giudice. Ma è la causa in sé a destare interesse.

Aaron Greenspan ha affidato all’Huffington Post un racconto dettagliato della propria avventura con Google (non c’è la versione della controparte, occorre fidarsi del racconto esistente), partendo dalle esperienze da utente, quindi da inserzionista deluso di AdWords, infine da fruitore di AdSense. Tutto si sviluppa, infatti, per mezzo di un dominio acquistato da Greenspan il quale, notando il forte traffico in entrata nonostante i contenuti nulli del sito, ha deciso di approfittare della cosa per trarne giovamento tramite AdSense. Tutto andava bene, finché un giorno Google non ha disattivato l’account di Greenspan senza addurre motivazioni concrete. Semplicemente, a login effettuato, l’interfaccia restituiva un messaggio indicante una posizione di «pericolo» adducente al fatto che il dominio potesse essere stato utilizzato a fini di click fraud.

11 dicembre: due giorni dopo la disattivazione dell’account, per combinazione o per curiosa concomitanza, Google apre il propri programma AdSense for Domains, dedicato ai domini parcheggiati. Greenspan compie un ultimo atto di buona volontà tentando l’iscrizione al programma per aderirvi con il proprio sito, ma Google ha respinto ogni richiesta ulteriore. Anche il nuovo programma è inaccessibile e l’account rimane off limits con tanto di 721 dollari precedentemente accumulati e la cui riscossione risulta a questo punto inaccessibile.

Tra le parti non v’è più stato incontro alcuno. Greenspan ha contattato AdSense, ma si è imbattuto nella non esistenza di un servizio di assistenza clienti. Ha quindi contattato i legali del gruppo, ma si è scontrato contro un muro di gomma che ha impedito ogni richiesta diretta. Impossibilitato ad avere chiarimenti, Greenspan si è quindi rivolto ad un giudice, ottenendo un’udienza per i primi giorni di marzo.

Il dibattito in tribunale può essere riassunto in uno scambio di battute. «Possiamo cancellare l’account per qualsiasi motivo» ha attaccato la rappresentanza Google. «Non per il colore dei miei occhi» ha risposto Greenspan. Il giudice, non ravvisando motivo alcuno dietro la decisione di Google, ha deciso per una scelta conservativa: il gruppo dovrà rimborsare a Greenspan i 721 dollari accreditati all’account sospeso e dovrà 40 dollari ulteriori per spese ulteriori legate al procedimento legale.

A sentenza pronunciata, spiega ancora Greenspan, i legali di Mountain View avrebbero protestato: «Non è giusto! Cosa succederebbe se tutti coloro i quali hanno l’account cancellato denunciassero Google?». A quest’ultima domanda non c’è stata risposta, ma Greenspan offre la propria rivalsa: «Dovrebbero».

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  • 09/03/2009 alle 08:30 #144853
    Giacomo Dotta
    Giacomo Dotta
    Amministratore

    Aaron Greenspan, colui il quale a suo tempo pretese di avere diritto di proprietà intellettuale sul concetto alla base di Facebook, vince 761 dollari contro Google il tribunale. Google aveva disattivato il suo account AdSense senza addurre motivi validi

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    09/03/2009 alle 10:08 #191540

    Zago
    Membro

    certo il signore aveva intuito come fare soldi senza spendere niente
    google non voleva pagare perke’ e’ una societa’ a scopo di lucro come tutte le altre.
    io le avrei appioppato anche una penale con u fiocchi cosi’ che imparassero a non fare i furbi

    09/03/2009 alle 11:08 #191541

    Paolo
    Membro

    @zago
    Forse semplicemente non hai letto l’articolo: questo signore guadagnava con la tecnica del click fraud; e anche Google ci guadagnava. Solo che per politica aziendale questi trucchi vengono contrastati per non rovinare l’immagine dell’azienda. L’account è stato disabilitato e la motivazione è chiarissima: tentato click fraud. Se entrando con la tua login viene fuori un messaggio così chiaro, di quali altre motivazioni hai bisogno?
    Una volta tanto Google ha fatto qualcosa per dipendere i suoi clienti: apriamo gli occhi prima di fare certe affermazioni.

    09/03/2009 alle 11:53 #191542

    Paolo
    Membro

    Se il click fraud fosse stato dimostrato il giudice avrebbe dato ragione a Google ma così non è stato.
    E’ un chiaro abuso di posizione dominante…

    09/03/2009 alle 12:44 #191543

    Zago
    Membro

    @Paolo
    non crederai che a google importi qualche cosa di ciò che non siano i suoi soldi?
    l’accusa di google e di un tentativo e non di un chiaro ed esplicito click fraud.
    se il “reato” fosse stato chiaro il giudice avrebbe dato torto all’accusato ed invece così non è stato.
    google si è inventata il click fraud per non pagare ma intanto ha incassato i soldi dell’advise … se a lui toccavano 721 dollari chissà quanti ne ha incassati google

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