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Voglia di privacy per il Parlamento Europeo

Il Parlamento Europeo è determinato ad aumentare il livello di riservatezza online degli utenti. Un primo documento, da poco approvato, fa appello ai 27 Stati membri e alla Commissione per l'istituzione di nuovi standard per tutelare la privacy in Rete

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Il Parlamento Europeo mira a un maggior rigore per la tutela della privacy online. Nel corso dei prossimi mesi, gli europarlamentari valuteranno la possibilità di modificare gli attuali equilibri tra sicurezza e diritto alla riservatezza online, nel tentativo di offrire ai cittadini nuovi standard per proteggere le loro identità e i loro dati personali in Rete. I nuovi provvedimenti dell’Istituzione del vecchio continente potrebbero interessare anche gli Stati che non fanno parte dell’Unione.

Una commissione dell’assemblea dei parlamentari europei ha per ora approvato un documento che fa appello ai 27 Stati membri e alla Commissione Europea per lo sviluppo di linee comuni da seguire per la protezione dei dati personali, mantenendo un giusto bilanciamento tra sicurezza e libertà di espressione online. Il documento da poco accolto è stato redatto dall’europarlamentare socialista Stavros Lambrinidis (Grecia), che ha spiegato come «Chiunque, le forze dell’ordine, le compagnie private e perfino i criminali vorrebbero avere ampio accesso ai nostri dati personali, per scopi legali e non. […] Venti o trenta anni fa nessuno sapeva che libri o giornali leggessi. Oggi queste informazioni sono spiattellate tutte in Internet».

Secondo il rapporto da poco approvato, la rapida crescita dei social network e di altri sistemi di aggregazione di contenuti personali online potrebbe portare soggetti malintenzionati a collezionare facilmente le informazioni su centinaia di migliaia di persone. Un effetto “Grande Fratello” che sembra inquietare i membri del Parlamento Europeo, desiderosi di porre nuove regole per rendere chiare e comprensibili le politiche sulla privacy adottate dai servizi online.

«Le grosse compagnie telematiche ed i governi hanno molto più potere e conoscenza dei singoli naviganti» ha dichiarato Lambrinidis, ricordando come speso gli utenti forniscano il loro consenso per l’uso dei dati riservati senza aver davvero capito le condizioni poste da chi offre loro un servizio in Rete. Secondo gli europarlamentari, tale sbilanciamento di potere andrebbe eliminato, riportando il rapporto tra utenti e fornitori di servizi online – come i social network – a una sostanziale parità grazie a un quadro normativo chiaro, univoco e valido in tutti i paesi dell’Unione.

Il prossimo Parlamento Europeo sarà dunque chiamato a proseguire il lavoro avviato da Lambrinidis, studiando nuove soluzioni in materia di sicurezza e privacy in Rete. L’europarlamentare socialista auspica la futura istituzione di un “Codice dei diritti online”, un testo moderno e chiaro in grado di tutelare la riservatezza dei dati dei cittadini, senza precluderne le libertà sul Web. L’iter legislativo sarà probabilmente lungo, ma l’Istituzione europea sembra essere determinata a rivedere l’attuale impianto normativo, offrendo maggiori garanzie ai cittadini europei.

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