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Microsoft detta le regole del Marketplace

Microsoft ha stilato le regole per il proprio marketplace. Gli sviluppatori spenderanno 99 dollari per la registrazione, 99 dollari per ogni applicazione proposta e tratterranno il 70% dei proventi derivanti. La sfida all'App Store è lanciata

«Voi avete le conoscenze. Noi abbiamo gli strumenti»: Microsoft accoglie con questo richiamo gli sviluppatori sull’apposito portale per Windows Mobile. Da alcune ore, inoltre, il gruppo ha stilato le regole che dovranno definire il proprio marketplace per il mobile: ora gli sviluppatori hanno ogni elemento per valutare come e se impegnarsi nello sviluppo di applicazioni per Windows Mobile.

Gli annunci si concentrano soprattutto sui prezzi. La registrazione annua al Marketplace, ad esempio, costerà 99 dollari, così come costerà 99 dollari ogni singola richiesta di valutazione delle applicazioni dopo la quinta (le prime cinque sono comprese nella registrazione iniziale). Gli sviluppatori, per contro, potranno trattenere il 70% degli introiti derivanti (il prezzo è fissato dallo sviluppatore stesso). La tariffa di registrazione è annullata per gli studenti. I costi iniziali dovrebbero fungere da filtro, evitando di sovraccaricare il team deputato al controllo delle applicazioni. D’altra parte, Microsoft motiva i costi indicati con la necessità di passare al vaglio le applicazione per garantire sicurezza e stabilità, rendendo così un servizio all’utenza utilizzante dispositivi Windows Mobile 6.5.

Windows Marketplace for Mobile è annunciato in 29 paesi. Andy Lees, responsabile della Mobile Communication Business della casa di Redmond, descrive il tutto come una «incredibile opportunità per gli sviluppatori di tutto il mondo» e lancia così il proprio Marketplace a sfidare quelli già allo sbaraglio. Il sistema di pagamento, spiega il team di Redmond, sarà simile al sistema OVI di Nokia (differente quindi da RIM, Apple e Google). Al momento non è prevista alcuna partnership con i carrier, ma non è detto che in futuro Microsoft non cerchi con essi una forma di partecipazione agli introiti tale da trovare una nuova formula win-win che renda sempre più appetibile per ogni attore interessato l’idea del marketplace.

Quello che Apple ha denominato anzitempo “App Store” è oggi una realtà consolidata per la mobilità di nuova generazione. Sulla sfida tra i vari marketplace si giocherà gran parte della nuova sfida tra le piattaforme. Apple farà leva sull’iPhone, RIM ha lasciato agli sviluppatori una percentuale maggiore (80%), Google accarezza il mondo open source, Microsoft ha invece formulato la propria offerta puntando su qualità e trasparenza. Quest’ultimo aspetto viene sottolineato in modo particolare, andando così a puntare il dito contro un App Store di Cupertino che non sempre ha saputo rispondere in modo rapido e lineare alle questioni sollevate dagli sviluppatori.

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  • Andrea

    Tralasciano il fatto che quando sento M$ parlare di controlli sulla sicurezza mi vengono i brividi io in questi mercati non ci credo.

    Se sviluppo una buona applicazione già per il fatto che esista loro hanno un ritorno indiretto.
    Vedasi gli add-on di firefox che ne hanno fatto il suo successo.

    Potrei al massimo accettare di pagare una percentuale minore al 10% sulle vendite tramite i loro canali ma non condivido affatto il costo dell’iscrizione.
    Sinceramente che facciano le budella d’oro sulle idee altrui è una cosa che mi fa alquanto incavolare.
    Questo vale anche per l’app store ovviamente.