Digital.it
QR code per la pagina originale
blog.jpg

Pubblicità, l’evoluzione della specie

Preistoria La pubblicità era un messaggio inviato ad una massa informe, passando attraverso strumenti che possedevano in pochi e che rappresentavano un oggetto del desiderio. Era una forma ingenua, ma tremendamente forte per l’imposizione di un brand. Era una voce univoca che trasmetteva “dall’alto” un messaggio che diventava consiglio. L’utenza non aveva difese, assorbiva tutto. [...]

Preistoria
La pubblicità era un messaggio inviato ad una massa informe, passando attraverso strumenti che possedevano in pochi e che rappresentavano un oggetto del desiderio. Era una forma ingenua, ma tremendamente forte per l’imposizione di un brand. Era una voce univoca che trasmetteva “dall’alto” un messaggio che diventava consiglio. L’utenza non aveva difese, assorbiva tutto.

Medioevo
La pubblicità è un messaggio inviato tramite i mezzi di comunicazione di massa, ormai largamente disponibili e con i quali l’utenza ha un rapporto di amicizia diffidente. Il messaggio viene via via ottimizzato in base agli orari ed alle trasmissioni, ma rimane una unità propinata in modo indifferenziato a masse che si tenta di segmentare con metodi statistici.

Età moderna
Il web, dopo una prima fase di adattamento, ha capito che poteva portare messaggi sempre più precisi. AdSense ha spinto sull’acceleratore facendo leva sulla contestualità: chi guarda un sito che parla di giardinaggio, molto probabilmente è interessato al giardinaggio, dunque le pubblicità saranno legate al giardinaggio.

Età postmoderna
AdSense passa al “behavioral targeting“, partendo dai gusti dell’utente per stabilire in che misura un’inserzione possa andare a buon fine o meno. Il click è il fine ultimo, ma per arrivarci v’è una lunga analisi preventiva. Addirittura si chiede direttamente all’utente quali siano i suoi gusti, contraccambiando il favore restituendo annunci che possano tornare interessanti.

Il futuro
Il futuro è fatto di una pubblicità che non ha più bisogno di far domande. Lo strumento sa tutto di noi, a partire dai gusti personali fino alle abitudini di vita, alla posizione geografica ed a tutto quel che viene via via registrato vivendo una vita digitale. Gli inserzionisti pagano sapendo che la pubblicità va a colpire il target giusto, con massima efficacia. E ciò non solo sul web per come lo intendiamo oggi: ogni interazione dell’utente con uno strumento qualsiasi diventa una operazione mediata da un “man-in-the-middle” per le inserzioni. Il Web è dappertutto, e con esso la pubblicità. Linfa vitale. AdSense for All.

Il percorso è ovviamente semplificato. Ma la direzione potrebbe essere questa?

Se vuoi aggiornamenti su Pubblicità, l’evoluzione della specie inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.invernomuto.net Alessandro Piconi

    I periodi storici indicati hanno scarsa relazione con i momenti di evoluzione della pubblicità e mal si adattano nel parallelo sviluppato. Inoltre una cronostoria evolutiva che non tenga conto che oltre alla tv e al web esistono altri “momenti pubblicitari” (radio, cartellonistica, giornali, eventi, etc…) e che disegni l’audience come una massa passiva quando invece sviluppa importanti filtri (altrimenti la pubblicità non avrebbe motivo di evolversi perché non esisterebbe una lotta per la sopravvivenza). In ultimo sia nella “preistoria” che nel “medioevo” abbiamo già una comunicazione di massa e la formazione di Brand che invece risulta successiva. Io avrei cominciato partendo dalle insegne dei negozi in cui si leggeva “QUI LATTE”…
    Saluti

  • http://www.giacomodotta.it Giacomo Dotta

    Per carità, osservazione ineccepibile!!
    L’intento era però di fare un excursus ultrarapido per arrivare all’ultima novità, per lasciar intendere come siamo arrivati probabilmente nuovamente ad un punto di svolta.

    La storia di per sé è ovviamente mooolto più composita e strutturata. Ci mancherebbe, nessuno vuole riassumerla in un giochino lungo poche righe :)

  • Stefano

    Futuro del Futuro
    “Lo strumento che sa tutto di noi viene identificato con il cervello del soggetto target della pubblicità.

    Come naturale conseguenza, i messaggi pubblicitari vengono trasmessi all’interno dei sogni del target, attingendo informazioni dalle paure, le ansie e le speranze del futuro cliente”.

    Dove ho già visto questo?
    Ma certo, quel genio di Matt Groening l’ha già previsto in una puntata di Futurama!

  • http://www.invernomuto.net Alessandro Piconi

    Non è la prima volta che sento ipotizzare una pubblicità futura che “peschi” informazioni dal cervello per riproporle nei sogni.
    Ma perché mai questi “spot onirici” dovrebbero essere più efficaci della normale comunicazione? Siamo abituati a catalogare i sogni come non-reali, quindi difficilmente mi convincerei a comprare un automobile perché l’ho sognata…
    E poi capita spesso che i sogni non li ricordiamo… quindi meglio un cartellone pubblicitario ad un semaforo…

  • http://www.webcreazionesiti.it Davide

    La pubblicità con Adword, se fatta bene con le giuste parole chiave e con una landing page su misura, è quella che rende maggiormente. Naturalmente deve essere supportata da un buon posizionamento sulle Serp di Google.