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All Things Digital e l’italietta del digitale

Un articolo pubblicato nelle ultime ore su All Things Digital prende spunto dall'evento 'Tutto cambia, cambiamo tutto?' per tracciare una caricatura sarcastica dell'Italia digitale, quell'Italia che non usa Twitter e che non capisce l'iPhone

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L’Italia degli antichi romani. L’Italia dei caciaroni. L’Italia dei bagnini playboy. L’Italia della tv. L’Italia degli italiani. Ma non certo l’Italia della tecnologia, l’Italia dell’innovazione, l’Italia della rete. Che il nostro paese non sia propriamente all’avanguardia nel settore lo si sa da tempo, per motivi che più o meno sono universalmente riconosciuti o comunque identificabili. Ma una sorta di natura superiore (che si annida in una sacca tra cultura, economia e politica) tiene al giogo la fantasia del Bel Paese ed ora c’è chi viene a ricordarci quanto siamo indietro e quanto risultiamo goffi mentre al mondo tutto sta cambiando.

La critica giunge da All Things Digital, uno dei siti web recentemente impostosi come tra più influenti nella sfera dell’Information Technology internazionale. Il video ed il post allegato sono una caricatura piena di sarcasmo, con l’Italia demolita al cospetto del mondo digitale. L’Italia che non sa nemmeno pronunciare la parola “Facebook” o “Twitter”, l’Italia che usa l’iPhone ma non lo capisce, l’Italia che ancora rimane dominata dalla televisione. Il quadro tracciato dall’articolo è impietoso, con tanto di video a sottolineare parlate maccheroniche o i «non ho tempo» alla domanda «perché non usa Twitter?».

L’occasione è quella del convegnoTutto cambia, cambiamo tutto?” promosso dall’UPA (Utenti Pubblicità Associati) in collaborazione con AssoComunicazione. «Viviamo una fase di grandi cambiamenti che stanno trasformando la nostra società, la nostra economia, le nostre aziende e di conseguenza anche il rapporto tra la marca e il cittadino-consumatore attraverso la comunicazione. L’onda del cambiamento, che ci piaccia o meno, non può essere arrestata e ci mette, pertanto, nella necessità di capire, di orientarci nella complessità del momento». All Things Digital non ha però cavalcato gli intenti dell’evento, ed il report appare più come una sentenza che non come uno stimolo. Lo strumentale uso della domanda su Twitter ne è parziale esempio, ma in ogni caso la risposta non può che essere quella: no, non lo usiamo, o al massimo lo usiamo poco.

Update
Una analisi maggiormente argomentata sulle critiche della Swisher è online su Webnews Blog.

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