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Google sperimenta la pubblicità basata sugli interessi dell’utente

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La pubblicità online è il cuore dei ricavi del motore di ricerca Google e da sempre oggetto di sperimentazione per cercare di renderla più interessante e meno invadente per l’utente finale. Un interessante progetto viene oggi descritto dal vicepresidente del Product Management Google, Susan Wojcicki, che ha descritto un nuovo meccanismo con cui il motore di ricerca di Mountain View cercherà di conquistare gli appassionati di tutto il mondo.

La pubblicità diventerà più consona agli interessi e alle attese dei lettori. Gli interessi saranno valutati da Google sulla base dei siti che un utente visita con il proprio browser e analizzati in tempo reale per trovare il matching perfetto con le categorie di pubblicitari che Google ha nei propri database. Così chi ad esempio ama i viaggi d’avventura potrà magari ricevere pubblicità di agenzie di viaggio che vendono “safari in Patgonia o Africa”. L’utente stesso avrà la possibilità di inserire nel proprio profilo una lista di interessi principali per avere così pubblicità dirette a questi e non ad altre categorie.

Il sistema che di certo farà la felicità di chi pubblicizza prodotti e da sempre cerca utenti in un ristretto target, solleverà però di sicuro polemiche sulla privacy. Più Google conosce i nostri gusti e abitudini e maggiormente invade la nostra privacy. A questo il colosso americano risponde in anticipo parlando di tre pilastri nella strategia di difesa dell’utente finale: “trasparenza” (il logo Google sempre visibile sugli annunci pubblicitari), “scelta” (un tool chiamato Ads Preferences Manager per aggiungere o cancellare le categorie di pubblicità preferite), “controllo” (l’utente può scegliere di non avere l’apposito cookie di pubblicità memorizzato).

L’ultimo punto (“controllo”) è però scottante, visto che Google ha persino progettato un apposito plugin (che probabilmente inizierà presto a distribuire) che “mantiene” la scelta iniziale dell’utente e ad esempio, in caso di accettazione di partecipazione al programma, impedisce la perdita dei cookie di memorizzazione delle informazioni, anche quando lo si chiede direttamente al browser. Questa scelta di prevaricare tecnicamente una chiara funzione del browser (quella di cancellazione totale dei cookie in memoria) appare già oggi molto controversa.

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