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Non fu la Russia a spegnere il Web in Estonia

L'attacco che rese inaccessibile buona parte del Web e il network della NATO in Estonia non sarebbe stato organizzato dai servizi segreti russi, ma da un gruppo di attivisti vicini al Cremlino. Per gli autori si trattò di semplice disobbedienza civile

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La celebre vicenda di spionaggio e controspionaggio che nel 2007 portò alla parziale paralisi del Web e dei network della NATO sembra ora ridursi a un semplice atto di rappresaglia estraneo ai servizi segreti russi ed estoni. Le novità sul caso che spinse l’Alleanza Atlantica a rivedere i propri protocolli di protezione in Rete giunge direttamente da Mosca, da un gruppo di attivisti sostenitori della politica del Cremlino, ma apparentemente estranei agli ambienti dei servizi segreti della Russia.

Nel corso del 2007, l’Estonia fu oggetto di una serie di pesanti attacchi informatici online che preclusero per alcuni giorni l’accesso al Web e colpirono il network della NATO. Dopo aver consultato le sue fonti di intelligence, il paese ex sovietico aveva apertamente accusato il governo russo del boicottaggio, identificando nell’attacco ai suoi sistemi informatici l’ennesimo atto ostile da parte dell’ex URSS. In seguito alle accuse ricevute, Mosca aveva categoricamente smentito qualsiasi forma di coinvolgimento a livello politico o di servizi segreti nella vicenda, senza riuscire però a eliminare completamente i dubbi da parte dell’Estonia e della stessa NATO.

Ora, a distanza di circa due anni da quegli eventi, Konstantin Goloskokov, un attivista russo sostenitore dell’attuale fazione al potere al Cremlino, ha confessato di aver personalmente organizzato l’attacco informatico all’Estonia con l’ausilio di alcuni simpatizzanti. Stando alla ricostruzione del giovane, il network di attivisti avrebbe inviato una serie enorme di richieste verso alcuni dei principali server estoni, mandando così in tilt gli accessi al Web e parte della Rete della NATO.

La decisione di mettere in atto la rappresaglia sarebbe stata presa in seguito allo smantellamento, da parte del governo estone, di un monumento dedicato all’Armata Rossa che sorgeva nel centro della capitale Tallin. «Non sono stato coinvolto in alcun attacco informatico. Ciò che ho fatto e che hanno fatto i miei amici non era in alcun modo un attacco, era semplicemente un atto di disobbedienza civile, del tutto legale» ha dichiarato l’attivista ventiduenne all’agenzia di stampa Reuters, per poi aggiungere: «Il suo scopo era quello di esprimere la nostra protesta contro una specie di apartheid condotta dai governanti dell’Estonia per molti anni e che ha raggiunto il suo apice con lo smantellamento dei soldati». Sempre secondo Goloskokov, le autorità estoni e della NATO avrebbero dimostrato una sostanziale incapacità tecnica nel non prevedere un sistema per escludere le richieste a cascata inviate dagli attivisti che portarono alla paralisi della Rete.

L’iniziativa sarebbe stata condotta in totale autonomia e senza alcuna interferenza da parte delle autorità russe, ma sul livello dei controlli svolti permangono ancora alcuni dubbi. A quasi 20 anni dalla caduta del muro di Berlino e a 18 dall’indipendenza dall’URSS, i rapporti tra Estonia e Russia continuano a essere tesi: secondo il Cremlino lo stato baltico starebbe attuando politiche discriminatorie nei confronti della minoranza russa che vive entro i confini estoni. Accuse ritenute strumentali dall’Unione Europea, che sembra non aver ravvisato alcuna persecuzione in atto nei confronti delle minoranze che vivono in Estonia. Le nuove rivelazioni provenienti da Mosca sull’attacco informatico del 2007 potrebbero avere ora nuove ripercussioni nei complessi rapporti diplomatici tra i due paesi.

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