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Minorenne adescata tramite PlayStation 3

Un ragazzo di 24 anni del Kentucky è accusato di aver adescato una bambina di 11 anni tramite la funzione multiplayer online della PlayStation 3. Il giovane avrebbe convinto la ragazzina a mostrarsi senza veli in fotografia e tramite una webcam

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Cercava di adescare minori online tramite i videogiochi e dovrà ora rispondere delle proprie azioni dinanzi a un tribunale. La vicenda è accaduta nel Kentucky (USA) e ha come protagonista Scott O’Shea, un ragazzo di 24 anni appassionato di videogame, che sarebbe entrato in contatto con un bambina di 11 anni tramite un videogioco online convincendola in un secondo tempo a inviargli alcune sue fotografie senza veli.

Il giovane dovrà ora fronteggiare le accuse di promozione della pedopornografia, adescamento online di un minorenne e performance sessuali con un minore. Stando alle prime ricostruzioni degli inquirenti, O’Shea avrebbe contattato la ragazzina tramite un videogioco online per la console PlayStation 3 durante lo scorso mese di dicembre. I due sarebbero diventati presto amici e, appena entrati un poco in confidenza, il 24enne avrebbe convinto la bambina a inviargli alcune fotografie particolarmente esplicite. Secondo il giornale Houston Chronicle, O’Shea avrebbe anche convinto la ragazzina a mostrarsi dal vivo con una webcam.

I due si sarebbero conosciuti durante alcune sessioni di gioco online di Warhawk, un videogioco di guerra per PlayStation 3 che offre anche alcune funzionalità multiplayer attraverso la Rete. «Questo è un altro sistema che questo genere di ragazzi inizia a usare e che non era mai stato utilizzato prima. Ora si trovano anche sui giochi online per PlayStation e Xbox» ha dichiarato Gary Spurger, uno degli inquirenti, riferendosi ai nuovi sistemi adottati dai pedofili per adescare bambini e adolescenti online.

Nel corso di alcune settimane, il 24enne O’Shea accusato di pedofilia sarebbe diventato sempre più insistente, richiedendo alla bambina di 11 anni ancora altre fotografie e la possibilità di incontrarsi una volta dal vivo. Preoccupata dall’insistenza del ragazzo conosciuto online, la ragazzina ha infine confidato ai propri genitori la pericolosa amicizia dando così il via alle indagini della polizia. Spetterà ora a una Corte del Kentucky pronunciarsi sulla delicata questione, con l’auspicio che la vicenda non si tramuti nell’ennesima colpevolizzazione dei videogiochi.

Se giudicato colpevole, Scott O’Shea dovrà giustamente scontare la propria pena per uno dei reati più abietti, ma forse non andrà trascurato nemmeno il ruolo dei genitori della bambina che, probabilmente in buona fede, non hanno vigilato a sufficienza lasciandola da sola online. Inoltre, per i suoi contenuti particolarmente espliciti e violenti, il videogame Warhawk è consigliato ai giocatori con una età superiore ai 16 anni, mentre la sfortunata protagonista della triste vicenda del Kentucky ne aveva appena 11.

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