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Commissione Europea: l’ICT ci salverà

La Commissione Europea sembra esserne certa: l'ICT ci salverà dalla crisi istituendo un regime nuovo di produzione e di consumo. Investire in ICT significa creare posti di lavoro, moltiplicare i servizi e migliorare la qualità della vita

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Information and Communication Technologies. ICT, ovvero il futuro della comunicazione e dell’informazione con dimensione internazionale. L’Europa fino ad oggi ha vissuto questo ambiente spalleggiando la crescita statunitense, ma da tempo ormai si respira il fastidio conseguente all’incapacità di riprendere le briglie in mano per guidare il percorso dell’innovazione. L’egemonia USA è ingombrante e l’UE, anzi, ha il suo da fare per non perdere il passo. Il sillogismo è lineare: tutti questi elementi determinano una situazione che l’Unione Europea ha intenzione di sbrogliare quanto prima, per tornare nel giro di pochi anni a far la voce grossa sul mercato. Si riparte, pertanto, da un piano di investimento e da una indicazione ben precisa agli stati membri: l’ICT è un ambito sul quale l’Unione intende investire, l’ICT è un obiettivo da raggiungere, l’ICT è un campo sul quale occorre vincere.

L’appello giunge anzitutto da Viviane Reding, membro della Commissione Europea con responsabilità su media e società dell’informazione: «Nei prossimi decenni l’ICT sosterrà la competitività della nostra economia, l’efficienza dei pubblici servizi e la qualità della nostra vita. L’europa rappresenta la più grande fetta del mercato mondiale dell’ICT. Le performance della nostra economia e del lavoro dipendono da queste tecnologie. Il nostro compito è assicurarci che l’Europa sia ben equipaggiata per imbrigliare il potenziale di tecnologia quali internet o la telefonia mobile. Questo significa fare concreti passi avanti per assicurarsi che l’Europa si ponga in pole position per guidare e per trarre beneficio dallo sviluppo ICT». Il Commissario Reding ha quindi continuato il proprio intervento confidando un obiettivo specifico: raddoppiare entro il 2020 tanto gli investimenti privati in ICT quanto quelli pubblici. Internet, nanotecnologie e servizi web-based sono i canali preferenziali indicati.

La Commissione Europea farà la propria parte: entro il 2010 porterà a 1.1 miliardi gli investimenti nel settore, cifra destinata a salire entro il 2013 già a quota 1.7 miliardi. Agli stati membri è richiesto sforzo eguale, mettendo in conto come ogni euro speso in ricerca nell’ICT può diventare una potenziale gallina dalle uova d’oro per il futuro. L’Europa cerca quindi l’eccellenza, ma per far ciò deve trovare il modo di riorganizzare il proprio impegno: focalizzare gli obiettivi, aumentare il budget e fare fronte comune.

L’ICT è descritto da Viviane Reding come un acceleratore fondamentale. Tramite l’ICT passano grandi opportunità, il che diviene un autentico moltiplicatore nel momento in cui la crisi costringe a concentrare gli investimenti ove maggiore è la redditività degli stessi. Investire in ricerca significa guardare al futuro, ed il fatto che l’Europa concentri su di sé il 34% della domanda nel settore ICT significa che ogni investimento non potrà che restituire risultati immediati.

Un documento parallelo diramato dalla Commissione sottolinea un aspetto ulteriore: investire in ICT significa compiere un passo in favore di un’Europa più pulita e maggiormente rispettosa dell’ambiente. La riduzione del consumo di carburanti fossili è ormai un mantra quotidiano, il che si sta trasformando in dogma economico un giorno dopo l’altro. La Commissione Europea ha voluto allinearsi al coro brandendo la spada dell’ICT: è questo il settore nel quale occorre trovare le risorse per cambiare tutto prima che tutto crolli.

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