Gabriella Carlucci: la bontà della mia proposta
Gabriella Carlucci ci ha inoltrato una replica per quanti non concordano con la sua proposta. La Carlucci difende la bontà della propria idea e sottolinea: la tutela del diritto d'autore si maschera dietro la guerra alla pedofilia? E se anche così fosse?
Internet oggi come oggi è diventato il maggior mezzo di comunicazione a livello globale e proprio per questo si presta sia a diffondere notizie vere (spesso celate da terribili censure), a diffondere tragedie e violazioni del Diritto, ma per lo stesso motivo si presta a commettere reati gravissimi o a praticare l’illegalità. Che società è quella che giustifica un atto illegale con le libertà individuali? Il termine stesso di società presuppone che ci siano delle regole e non che esista la completa anarchia. Chi non delinque non ha niente da temere, almeno nella nostra società, mentre chi ha intenzione di delinquere vuole che internet rimanga così com’è ora, un’isola di completa anarchia dove non esistono leggi specifiche. Quando una legge o delle regole vengono create per difendere un Diritto non sono lesive e non devono essere considerate come tali. Se regole chiare per internet non violano i sacrosanti Diritti ma tendono a difenderli, non possono che essere le benvenute.
Nella proposta di legge formulata dall’On. Carlucci, non si ravvisa alcuna limitazione del Diritto, anzi, si ravvisa la volontà di colpire chi delinque, che sia chi viola il Diritto d’autore o che sia un pedofilo. Contrastare questa proposta di legge basandosi sul fatto che sia stata creata per colpire chi scarica illegalmente dalla rete prodotti coperti da copyright è semplicemente ridicolo, perché si chiede di chiudere gli occhi di fronte ad una palese illegalità. Che poi la proposta non sia perfetta è un’altro discorso. Di certo va perfezionata, per esempio garantendo l’anonimato pubblico anche attraverso l’uso di un nick name, cioè garantendo alle forze dell’ordine la piena disponibilità all’accesso dei dati di chi posta su internet ma lasciando a quest’ultimo la facoltà di rendere pubblico o meno il proprio nome. Vanno precisate meglio le responsabilità di chi gestisce socialnetwork, piattaforme di blog, forum o chat collettive, nel senso che va demandato a loro l’accertamento della identità degli utenti (Facebook lo fa già chiedendo un numero di cellulare attivo) e nel caso ciò non avvenga che siano loro i responsabili di quanto pubblicato nei blog, forum o chat da loro gestiti.
Non vale poi la “scusa” che le forze dell’ordine hanno già in mano i mezzi necessari per rintracciare chiunque su internet. A parte che non sempre è vero, poi non si capisce perché le forze di polizia debbano dannarsi l’anima per mesi a dare la caccia a qualcuno che salta da un server all’altro spendendo denaro pubblico in gran quantità quando potrebbero benissimo sapere chi è nel giro di pochi minuti. Ci sono centinaia di denunce pendenti per reati commessi su internet che la polizia non riesce a “lavorare” perché ci vuole troppo tempo a rintracciare i colpevoli e perché sono costretti, per lo stesso motivo, a dare la precedenza ai reati più gravi quali la pedofilia. Quindi, magari è vero che potenzialmente la polizia può rintracciare chiunque, ma in pratica non è così».
Update
Riceviamo una puntualizzazione utile e necessaria direttamente dall’ufficio stampa dell’on. Carlucci: «Ci teniamo a precisare che si tratta di un documento che Secondo Protocollo ci ha autorizzato a diffondere».
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