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RCA Studio II, una console nata vecchia

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RCA (Radio Corporation of America) era negli anni ’70 uno dei più grandi produttori americani di apparecchi elettronici ma era rimasto tagliato fuori dal nuovo mercato delle console dopo aver colpevolmente snobbato il progetto del “videogame-system” da collegare alla TV proposto da Ralph Baer, che fu qualche tempo dopo concretizzato da Magnavox con la sua storica e strafamosa Odyssey.

Visto il successo della prima generazione di console, quelle in grado di eseguire solo i giochi incorporati, i vari Pong, Video Pinball e rispettivi cloni, la RCA nel 1976 iniziò a sviluppare una console “programmabile” con la possibilità di eseguire giochi diversi memorizzati su cartucce ROM.

L’RCA Studio II arrivò sul mercato solo nel 1977, aveva 16k ROM (che comprendevano anche 5 giochi incorporati) e 4k RAM mentre la grafica era limitata al bianco e nero e il sonoro costituito solo da “beep” più o meno lunghi.

L’unica particolarità tecnica di rilievo è l’adozione della CPU a 8-bit COSMAC 1802 a 1,78 MHz, prodotta dalla stessa RCA, che pur non avendo grandi performance è stata la prima ad usare la tecnologia CMOS: infatti COSMAC è l’acronimo di COmplementary Silicon Metal-oxide Conductor.

La console non è fornita di joystick o paddle, tutti i comandi sono impartiti da due scomodi tastierini numerici ospitati nel suo case. Singolare era anche l’accoppiamento meccanico delle cartucce con la console: erano presenti due fori da far combaciare con l’alloggiamento predisposto, mentre tutti gli altri produttori optarono in futuro per il classico inserimento a slitta.

Il sistema non era dotato neanche di un interruttore di accensione: uno switch commutava automaticamente il segnale della macchina ogni volta che questa era alimentata.

L’RCA Studio II arrivò troppo tardi sul mercato, quasi un anno dopo il Fairchild Channel-F. Era un sistema nato vecchio, tecnicamente inferiore ai diretti concorrenti e fu definitivamente affossato dall’Atari VCS, dall’Intellivision e da tutte le altre console che seguirono a breve.

Nonostante il flop commerciale, questo prodotto va però ricordato per essere stato il primo sistema videoludico “accessibile” alle persone disabili grazie ad un semplice casco munito di bacchetta che rendeva possibile azionare il tastierino numerico, e quindi interagire con la macchina, con i soli movimenti del capo.

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