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Chi vuol essere milionario…

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Chi vuol essere milionario studi geografia. Ripassi la storia. Si informi sulle curiosità della botanica. Sia curioso, sì, ma ignori l’informatica. Chi vuol essere milionario, o quantomeno chi vuole partecipare all’omonima trasmissione televisiva, abbia questa immagine in mente: un’enciclopedia vecchia maniera, nozionistica d’altri tempi e una buona dose di intuito. Ma di bit neanche a parlarne.

A chi capita di sbirciare la trasmissione di Gerry Scotti, avrà notato come le domande siano tutte improntate su di un cliché famigliare stereotipato. Gli insetti, il sistema solare, la geografia e la tv. Perchè “I Cesaroni” e “Sex and the city” sono cose da sapere, il coinvolgimento parte su di una nozionistica elementare che sa coinvolgere.

Una trasmissione che passa poco prima di uno dei tg più visti in Italia non può non avere un suo valore sociale. E chi ne è autore, lo sa. Sa, dunque, che dietro ogni domanda c’è un sogno, che è quello di diventare milionari. Sa che nella formulazione delle domande si suggerisce un modello culturale mettendo in evidenza le cose “da sapere” e scartando quel che è superfluo, relegato a roba da genietti o da ragazzini brufolosi (salvo poi ritrovarsi tutti allegramente su Facebook, senza tuttavia che la cosa abbia un proprio riconoscimento sociale al di fuori degli urlati fatti di cronaca dei tg).

Ed è così che, strisciante, ogni sera passa il messaggio direttamente dallo schermo televisivo: l’informatica non è importante nelle vostre vite. Perchè si immagini: il concorrente nervoso, un Gerry Scotti concentrato, una atmosfera speciale, un milione in palio. Domanda finale. Silenzio, suspance.

Quanti byte ci sono in un Megabyte?

  • 1000
  • 1000000
  • 1024000
  • 1000000000

L’accendiamo? L’accendiamo.

La famiglia, a casa, si consulta e si sfida. Non importa quale sia la risposta giusta, non importa chi l’ha saputa: una nuova goccia sarebbe passata e un nuovo stimolo sarebbe andato a segno. Invece no, potrebbe essere una goccia pericolosa. Ed è così che certe domande non compaiono mai. Non “a volte”, non “raramente”, ma semplicemente mai. Il che autorizza a pensar male, ad ipotizzare una volontà precisa. Dietro quelle domande c’è uno schema mentale che passa, c’è un profilo culturale che si impone. Il tg successivo darà il colpo di grazia, relegando il web a cronache di truffe e pedofilia. Chi vuole nutrire un sogno, sera dopo sera, impara ad imparare. A modo suo è anche questo un messaggio subliminale.

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