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I nuovi prezzi di iTunes in vigore dal 7 Aprile

Il music store di Apple comincerà a vendere musica a 1 dollaro e 30 centesimi per i nuovi brani e 70 centesimi per quelli vecchi a partire dal 7 aprile. Il nuovo tariffario entra in vigore dopo l'annuncio mesi fa e la liberazione dei brani venduti da DRM

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Il cambiamento che era stato annunciato in Gennaio ora diventa realtà, la storica politica di prezzi fissi a 99 centesimi pratica da iTunes è giunta al termine e dal 7 Aprile i dischi nuovi costeranno 1,3 dollari e quelli più datati 70 centesimi.

Come si raccontò all’epoca dell’annuncio il cambiamento arriva a causa del rinnovo di contratto con le case editrici le quali da tempo richiedono una politica più flessibile per fare offerte diverse con musica diversa. Apple aveva sempre tenuto duro sulla sua linea ma dovendo mettere sul piatto la richiesta di azzerare i DRM ha dovuto cedere sui prezzi. Musica libera (sia da copiare che da sentire su qualsiasi device) dunque, ma a che prezzo? Il 30% in più.

In molti criticano la mossa, sostenendo che la congiuntura economica attuale non è proprio il momento ideale di fare rialzi sui prezzi: «Non sarebbe più logico far costare la musica di meno invece che spremere quei pochi che la comprano?» sostiene Jim Guerinto. manager di gruppi come No Doubt, Nine Inch Nails e Offspring.

Le recenti affermazioni di alti funzionari Universal riguardo alla loro comprensione del business musicale digitale e riguardo l’esigenza di esaurire il mondo dei cd materiali prima di dedicarsi ad un commercio in rete sono state emblematiche di quale sarà la tendenza futura: un adeguamento lento del mercato ufficiale a quello sperimentato da pionieri come iTunes, che a sua volta è l’adattamento alla legalità del modello pirata, che rimane ancora quello di maggiore successo. E non solo per il prezzo inesistente.

La verità è anche che Apple fa pagare le tracce musicali 99 centesimi dal 2003 senza mai un rialzo. Sei anni con una crisi economica rampante difficilmente lasciano i prezzi assolutamente invariati e un rialzo ad un certo punto era ipotizzabile. Ma se il business della musica venduta in rete ha senso e funziona, non sarà l’aumento di 30 centesimi a farlo fuori.