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Il Ministero punta a far diventare Internet la terza piattaforma TV

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Si punta con decisione alla banda larga e soprattutto si pensa a questa come ad una piattaforma ideale per veicolare contenuti TV alle famiglie. Lo afferma il Sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, che spiega come l’obiettivo del Ministero sia quello di farla diventare la terza piattaforma televisiva, dopo quella satellitare e quella digitale terrestre.

Il piano prevede di incentivare la diffusione di servizi e contenuti distribuiti tramite banda larga, in modo da attirare l’utenza grazie ad un’offerta ricca e variegata. Per riuscire nell’intento, il Governo chiede l’aiuto delle Regioni e del Corecom, che dovranno collaborare a stretto contatto in maniera da completare il progetto nel giro di alcuni anni.

Romani ha aggiunto che entro alcune settimane verrà presentato ufficialmente ufficialmente il piano di sviluppo della banda larga nel nostro Paese, un piano che dovrebbe consentire all’Italia di recuperare il terreno perso nei confronti di altri Paesi, pianificando meglio gli investimenti dei prossimi anni per adeguare l’intera infrastruttura tecnologica delle telecomunicazioni del Paese.

Un ammodernamento e un potenziamento da cui dipende direttamente anche l’utilizzo per scopi televisivi della Rete, cosa che, come detto, pare essere valutata con attenzione dal Ministero. Eloquenti sono le stesse parole del Sottosegretario:

Puntiamo a fare della banda larga la terza piattaforma per la trasmissione televisiva entro il 2011 o il 2012. Oltre alla piattaforma satellitare e a quella digitale terrestre, i cittadini avranno a disposizione la banda larga tra i 2 MB e i 20 MB per veicolare contenuti e servizi sempre più innovativi. Un valore aggiunto sia per le imprese sia per i cittadini (ha proseguito Romani). Per fare questo è necessario avviare una stretta collaborazione con le Regioni e aprire una fase di consultazione anche con i Corecom.

Un impulso che sarà dato anche grazie ai finanziamenti messi a disposizione dall’Esecutivo, si discute di una cifra che si aggirerebbe in circa 800 milioni di euro, destinata ad adeguare l’Italia per quanto riguarda lo strategico settore delle comunicazioni, un settore fondamentale per qualsiasi democrazia moderna degna di questo nome.

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