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La crisi colpisce: Google taglia 200 posti di lavoro di vendite e marketing

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La recessione colpisce anche Google, sebbene il colosso americano sia meno interessato da problemi economici di altri big del settore. In questi tempi di crisi non giunge quindi come una grossa novità la decisione di ridurre di circa 200 unità la forza lavoro delle lucrose sezioni vendite e marketing.

Dopo gli annunci di tagli nel settor Risorse Umane e della riduzione dell’esternalizzazione dei servizi di un paio di mesi fa, arrivano quindi oggi cattive notizie e proprio nel cuore degli affari Google: le vendite e il marketing di spazi pubblicitari.

La società ha reso nota questa decisione in un post inserito sul blog ufficiale Google a firma di Omid Kordestani, uno dei Vice Presidenti di Google, che ha scritto:

Google è cresciuta molto rapidamente in un periodo di tempo molto breve. Quando le imprese crescono rapidamente che è quasi impossibile che tutto sia perfetto. In alcuni settori abbiamo creato sovrapposizioni aziendali che non solo duplicano gli sforzi, ma anche complicano il processo decisionale. Ciò rende le nostre squadre meno efficaci ed efficienti di quello che dovrebbero essere. Così oggi abbiamo annunciato che abbiamo in programma di ridurre il numero dei ruoli all’interno delle nostre organizzazioni di vendita e di marketing di poco meno di 200 posti a livello mondiale. Apportare modifiche di questo tipo non è mai facile e ci rendiamo conto che la recessione rende i tempi ancora più difficile per i lavoratori interessati.

Abbiamo pensato ad una serie di opzioni diverse, ma in ultima analisi, abbiamo concluso che era necessario ristrutturare le nostre organizzazioni, al fine di migliorare la nostra efficacia e l’efficienza dell’azienda. Daremo a ogni persona il tempo di cercare e di trovare un’altra posizione di Google, così come ogni supporto e indennità per coloro che lasciano l’azienda. Infine, vorrei cogliere questa occasione per ringraziare tutti gli interessati che hanno contribuito a Google.”

Cattive notizie quindi sul fronte advertising sia per il risultato diretto che per le aspettative del segmento intero a cui molti altri soggetti (anche italiani) fanno da tempo ormai riferimento.

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