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Google tenta la scalata a Twitter

Fallito il tentativo di Facebook tocca a Google provare ad inglobare il servizio di microblogging che sta crescendo a ritmi vertiginosi. I motivi sono tutti da cercare sulla quantità di informazioni valevoli e in tempo reale che girano sulla piattaforma

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Facebook ci ha provato tempo fa, ma non ci è riuscito, ed ora tocca dunque a Google tentare l’arrembaggio a Twitter, il servizio social più in crescita negli ultimi mesi (e che ancora molto deve crescere). Voci insistenti da persone vicine all’azienda ritengono infatti che le due società siano in piena ed avanzata trattativa.

È TechCrunch a riportare la notizia per primo citando ben 3 diverse persone, non in contatto tra di loro, che hanno riferito la questione nei medesimi termini. Si tratta di una serie di contatti tra le due aziende, al momento nelle fasi preliminari, che potrebbero portare ad una acquisizione da parte del grande motore di ricerca. Un’ulteriore dimostrazione, insomma, del fatto che le pubbliche dichiarazioni dei CEO contino poco in certe situazioni: è infatti noto che poche settimane fa Eric Schmidt ha definito il microblogging «una versione povera dell’email».

In Novembre Twitter aveva rifiutato 500 milioni di dollari da Facebook per la medesima operazione, ma in quel caso non si trattava propriamente di cash in quanto l’ammontare era costituto da azioni della società in parte sopravvalutate. Google al contrario sta procedendo più seriamente e si è presentato con in mano denaro reale. Una cifra, dicono le voci, ben superiore ai 250 milioni di dollari.

Destino vuole che i fondatori di Twitter, Evan Williams e Biz Stone, siano due vecchie conoscenze di Google. La coppia infatti è la stessa che ha messo in piedi e poi venduto alla grande G la piattaforma di blogging “Blogger”.

Il motivo per cui il colosso della ricerca e della pubblicità in rete vorrebbe fortemente Twitter è duplice. Da una parte Google non è mai riuscito a mettere in piedi una piattaforma davvero social che funzionasse e da abbinare ai suoi molti servizi; dall’altra il microblogging dei cinguettii si sta rivelando un formidabile sistema di veicolazione di informazioni tutte da indicizzare e da rendere disponibili su motore.

E non si tratterebbe di una ricerca per informazioni fine a sé stessa. Su Twitter passano moltissimi pareri e valutazioni su brand e oggetti in vendita: le aziende farebbero carte false per poter sapere cosa si dice sui loro prodotti su di uno strumento utilizzato da molti leader d’opinione. Inoltre si tratta di un database di informazioni in tempo reale senza paragoni, tanto che la stessa società ha speso ben 40 milioni per mettere in piedi un motore di ricerca interno.

Al momento il 40% degli annunci pubblicitari passa per i motori di ricerca, una cifra che rende una società leader come Google la più interessata ad un servizio che aumenta la quantità di informazione valida da ricercare. E tale è l’interesse che, se non dovesse andare in porto la trattativa, a Mountain View interesserebbe anche una più limitata collaborazione con Twitter pur di avere accesso alle informazioni derivanti dal buzz degli utenti.

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