Sergio Romano: blog, giornalismo, informazione
Al Festival del Giornalismo di Perugia è il momento di Sergio Romano, tra i maggiori editorialisti italiani. La sua Lectio analizza il giornalismo e accusa il cartaceo di aver scelto, nel momento in cui insegue i blog, una via sbagliata e poco informativa
Al giornalismo tradizionale viene criticata la rincorsa ai blog, sottolineando peraltro il paradosso di un Ordine che dovrebbe, per supportare la propria ragion d’essere, quantomeno pretendere il rispetto di alcune norme deontologiche fondamentali.
I blog, per contro, vengono sminuiti senza appello. Il loro ruolo non può essere quello di una sostituzione in toto del giornalismo, ma sono piuttosto «il buco della serratura» ove si mischiano ottimi spunti con basso chiacchiericcio. Ove le ambizioni personali si confondono con analisi di basso profilo e dove il pettegolezzo regna sovrano. Inevitabilmente il discorso si fa massimalista poiché, come sottolinea in piena coscienza Romano, oltre cento milioni di blog non possono essere, nella loro globalità, un fenomeno completamente costruttivo. L’analisi, anzi, in qualche modo mette alla pari i blog e le vecchie radio indipendenti: entrambi diventano una forma di protesta sociale, ma entrambi verranno prima o poi “riassorbiti” dal sistema. I migliori proseguiranno l’attività trasformandola in una professione organizzata, gli altri si perderanno. Il basso costo e la semplicità di accesso allo strumento ha reso i blog uno strumento enormemente potenziato rispetto alla manifestazione delle radio libere (le quali richiedevano maggiori investimenti in tempo e denaro), ma non per questo uno strumento migliore.
Romano ha poi messo il dito nella piaga: la pubblicità. Il cambiamento imprenditoriale che ha circondato il mondo del giornalismo cartaceo ha imposto una sempre maggior invadenza della pubblicità nei meccanismi di redazione, il che ha minato alla base la qualità di buona parte del comparto. Con l’arrivo della crisi economica non solo gli inserzionisti hanno deciso di investire meno, ma hanno anche optato per forme maggiormente redditizie. La pubblicità si è allontanata così dal cartaceo per andare a ravvivare la realtà online, ottenendo uno spostamento degli equilibri che oggi premia ad esempio Google rispetto a qualsivoglia forma cartacea di informazione. Secondo Romano trattasi di uno spostamento ovvio e naturale: Google può ottimizzare le pubblicità, cosa che un giornale non potrà mai fare. L’imprenditoria in primis, ed il giornalismo poi, dovranno imparare ad accettare questa nuova realtà. Secondo SERGIO Romano è un percorso di sofferenza, «rimarranno molte vittime sulla strada», ma è un percorso obbligato dal quale ne uscirà chi avrà saputo interpretare al meglio il momento.
Il giornalismo, insomma, non morirà di certo. Anzi, se ne sente sempre più il bisogno. C’è sete di notizie e c’è fame di opinioni. A cambiare saranno le forme imprenditoriali a supporto. E il cambiamento è già iniziato.
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