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Register.com, tutto fermo a causa di un DDoS

Un ripetuto attacco DDoS ferma per ben 3 giorni i servizi di Register.com minando la raggiungibilità di oltre un milione di domini. Inizia tutto il 1 Aprile, mentre Register segnala il ripristino delle operazioni soltanto il 4. Coinvolta anche l'FBI

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Grave battuta d’arresto per Register.com: un attacco informatico alle infrastrutture tecnologiche del gruppo ha determinato uno stop prolungato alla raggiungibilità di oltre un milione di siti web. Inizia tutto il 1 Aprile, ma la cosa si perde nell’orda delle false notizie diffusesi nel giorno degli scherzi. Il 2 Aprile il problema ha evidenziato contorni maggiormente definiti, il 3 arrivano le prime ammissioni con tanto di contorno polemico da parte dell’utenza danneggiata.

Il 4 Aprile la situazione sembra ripristinata. Così il sito ufficiale spiega infatti l’accaduto: «Come precedentemente comunicato, Register.com ha sperimentato una sospensione ad intermittenza del servizio come risultato di un attacco di tipo Distributed Denial of Service (DDoS). Vogliamo aggiornarvi sullo stato dei fatti. Al momento tuti i servizi sono operativi. Se sperimentate ulteriori problemi chiamate il numero 1-888-734-4783. Abbiamo un team di supporto in attesa di rispondervi immediatamente.

Il gruppo non nega comunque la possibilità per cui l’attacco possa svilupparsi ulteriormente: Register.com spiega di aver messo in opera ogni sistema attuabile per prevenire ulteriori ondate, ivi compresa la raccolta di ogni dato utile per indagare circa l’origine dell’attacco. Register.com avrebbe coinvolto nelle indagini anche l’FBI, così che si possa apportare massima pressione contro la fonte prima dell’offensiva.

In una situazione tanto problematica è curioso e di buona fattura il modo in cui il gruppo ha approntato un aggiornamento real-time per la propria clientela. Si segnala, infatti, l’uso di un apposito canale su Twitter sul quale il team ha aggiornato momento per momento lo stato dei fatti, rispondendo a quanti contestavano l’irraggiungibilità dei propri domini e tentando di rendere quanto più trasparenti possibili le operazioni di ripristino e l’accumularsi dei problemi durante le ore dell’attacco.

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