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La Rete e il terremoto

Il dramma dell'Abruzzo è sotto gli occhi di tutti. La Rete ha un proprio ruolo di primo piano: negli aggiornamenti immediati dopo il sisma, nel testimoniare le previsioni di chi dice di aver previsto tutto, nel diffondere notizie per i soccorsi

Ha ragione Zambardino: «Mai come in questo momento la differenza tra ufficialità e non-ufficialità si distingue chiara». Attorno al tragico terremoto che ha colpito l’Abruzzo, infatti, son bastate poche ore per scatenare la ridda dei “l’avevamo detto prima”. Questa volta, però, il tutto ha una connotazione particolare che parte dalla Rete e sulla Rete si sviluppa. Lo scontro sembra essere infatti verticale: le imposizioni dall’alto contro le avvertenze dal basso, l’ufficialità sanzionatrice contro la non-ufficialità che rivendica. E tutto ruota più o meno simbolicamente attorno ad un nome: Giampaolo Giuliani.

Sgombrando il campo da ogni equivoco: non si intende in alcun modo analizzare nel merito la teoria di Giuliani, né fare un processo alle intenzioni basato su quello che in queste ore si va dicendo. L’intento, semmai, è quello di cogliere una battaglia parallela, un senso generale nel quale anche la Rete viene giocoforza coinvolta: il valore delle fonti, il peso dell’ufficialità, l’importanza della verità condivisa e la discriminante tra l’allarmismo e l’allarme. Tutto questo mentre l’Abruzzo vive la propria tragedia e mentre, anche in questo caso grazie alla Rete, l’Italia sta muovendosi per portare la propria solidarietà alle popolazioni colpite.

Due video sono determinanti per capire ciò che sta succedendo attorno al nome di Giuliani. Il primo, datato 1 Aprile, è nelle sue esplicite parole, nella sua descrizione del fenomeno e nelle sue teorie secondo le quali i terremoti possono oggi essere previsti anche grazie a nuove tecnologie che introducono nuovi sistemi di rilievo e nuovi sistemi di interpretazione dei dati conseguenti:

Il secondo video è quello che, col senno del poi, risulta quasi drammatico e sicuramente simbolico: la classe politica che, nella pomposità delle aule ufficiali, respinge il “procurato allarme” e si affida alle conclusioni deterministiche della comunità scientifica per tranquillizzare la popolazione, quella stessa popolazione che nel giro di pochi giorni si sarebbe trovata in ginocchio.

Di qui si parte per tentare di fare in modo che nulla, ma proprio nulla, debba essere successo invano.

Se vuoi aggiornamenti su La Rete e il terremoto inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

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  • Sergio

    Quando studiavo chimica 20 anni fa avevo già letto che monitorando la concentrazione di Rn – e di conseguenza la radioattività – dell’acqua di profondità è possibile sapere se sono in corso attività sismiche nel profondo che potrebbero in poco tempo palesarsi in superficie. Analogalmente è possibile monitorare la concentrazione di Rn nel petrolio.

  • Jepessen

    Il discorso è un altro… Cioè il fatto che, anche se il ricercatore aveva ragione, non si trattava di una teoria comprovata dalla comunità scientifica… E, con un po’ di buonsenso (a torto o a ragione), non si può procedere ad una evacuazione di massa di tale entità su allarmi dichiarati da una singola persona, perchè non avendo prove scientifiche confermate, non si può sapere a priori se abbia ragione oppure no. Immaginate il caos, nel caso in cui si dovessero seguire ogni singola voce che parla per sè? Ognuno direbbe la sua e sarebbe il caos.

  • giuliano.bi

    Io vorrei sapere come si fa a dar del profeta ad un signore che prevedeva un terremoto a Sulmona. Il terremoto è arrivato all’Aquila. Cosa doveva fare la Protezione civile, sgombrare l’Abruzzo e il Molise?
    Come dice Jepessen dobbiamo dar retta a tutti quelli che dicono la loro?
    Mettiamo questo signore alla prova: predìca, quando vedrà i segni, il prossimo terremoto e ci dica dove, come e quando. Lo faccia e depositi la dichiarazione da un notaio, senza fare scoppiare il caos.
    Sarà come provare una cinquina al lotto!