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Tutti su Facebook alle quattro del mattino

I social network entrano nelle nostre vite e aumentano l’attività media degli utenti. Se è vero che esiste una parte abitata della rete e che è composta da quegli utenti considerati “inclini alla produzione di contenuti ed alla diffusione di opinioni”, i luoghi come Facebook o Twitter hanno aumentato a dismisura tali inclinazioni. Il fatto [...]

I social network entrano nelle nostre vite e aumentano l’attività media degli utenti. Se è vero che esiste una parte abitata della rete e che è composta da quegli utenti considerati “inclini alla produzione di contenuti ed alla diffusione di opinioni”, i luoghi come Facebook o Twitter hanno aumentato a dismisura tali inclinazioni.

Il fatto che durante il terremoto nei pressi di L’Aquila dei giorni scorsi la rete si sia affollata di notizie in merito alle 4 del mattino ha dello straordinario.
Straordinario perchè l’istinto delle persone (o quantomeno di alcune persone) è stato quello di andare al computer per capire di più di quello che era successo controllando se ci fossero informazioni o condividendo le proprie, e straordinario perchè il microblogging (assieme al social networking), come ha fatto notare Luca Sofri, è stata l’unica forma di informazione attiva a quell’ora.

Nel flusso di informazioni provenienti dai propri contatti per molti è stato possibile non solo trovare conforto della propria condizione ma anche cercare di cominciare ad intravedere le motivazioni dell’accaduto. Sempre Wittgenstein riporta un’interessante lista di micropost e aggiornamenti di status da FriendFeed che chiariscono il senso e il funzionamento di tale flusso.
Nel suo complesso l’informazione atomizzata dei molti diventa conoscenza, e quando questo accade non siamo disposti a tollerare il silenzio delle fonti tradizionali (mai tante lamentele perchè nessuno avesse dato notizie nel cuore della notte).

La rete ci sta cambiando e sta cambiando non solo il modo in cui ci parliamo ma anche le occasioni e le finalità. Le conversazioni non sono più solamente da uno ad uno ma anche da uno a molti e in quel caso gli aggregatori le rendono conoscenza condivisa. E questo tanto vero quanto più la parte abitata della rete aumenta. E questa aumenta quanto più esistono strumenti che portano tali “abitazioni” a tutti.

Se vuoi aggiornamenti su Tutti su Facebook alle quattro del mattino inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.draft.it Damiano

    E’ inquietante invece la nascita sempre su Facebook dei gruppi “io sentito il terremoto” a cui si sono iscritte centinaia di persone. Mentre la gente era sotto le macerie ci si divertiva tra iscrizioni e post.
    Un altro aspetto della rete…

  • Silvia

    D’accordo, non conosco il sito e di cose “inquietanti”
    ce ne sono sempre ogni giorno. apprezziamo invece la forza che altri gruppi creati a scopo di diffondere informazioni di aiuto, di coordinare le informazioni che provenivano da diversi altri siti / fonti / tv / annunci ufficiali. La mamma dei cretini sarà sempre incinta, lo diceva ancora mia nonna e forse mia bisnonna prima di lei, oggi però abbiamo i mezzi per far “auto-implodere” questi gruppi e dar vita ad una nuova voce “di massa”, quella che PER FORTUNA (anzi macchè fortuna,GRAZIE A CIASCUNO DI NOI) esiste, e troppo spesso viene dimenticata o peggio data per scontata. la vita dei gruppi (anche virtuali) a fanno le persone che vi partecipano e vi costruiscono cose intelligenti, costruttive, apprezzate, altrimenti piano a piano spariranno anche loro. non potrei immaginare la mia vita oggi – professsionale e personale – senza rete. e la cosa straordinaria è che se proprio proprio un gruppo non ti piace, puoi scriverlo direttamente nel gruppo o segnalarlo, ricordando però che la libertà di ciascuno di noi finisce dove inizia quella di qualcun’atro.

  • http://www.Carta-Verde.eu Carta Verde

    Ottimo!
    Bel Post :=)

  • Raffaella

    Ebbene sì, sono stata una delle tante persone che hanno popolato Facebook dalle 3.32 quella notte (ancora non dormivo, me la sono proprio goduta tutta la scossa, che fortuna). La repubblica ci ha messo mezz’ora a dare la notizia, la rai e l’ansa una cosa come un’ora. Vergognoso. Si susseguivano notizie senza senso, epicentro a nord di Roma, epicentro a 75 chilometri a nord est di roma, credo ci abbiano messo più di due ore ad arrivare a capire che il problema fosse all’Aquila.
    L’avevo capito prima io, scambiandomi informazioni con amici su facebook, che hanno amici su facebook che abitano a pescara, che conoscono amici su facebook che abitano all’Aquila. E così via.
    Sono due giorni che non la sto vivendo bene. Anche stamattina tutto ha oscillato di nuovo, e non dormo molto.

    Quel che vorrei è che tutto ciò non si fermasse a Facebook o agli articoli. Si possono fare bonifici alla croce rossa (andate sul sito della CRI), ci sono molti punti di raccolta ovunque di acqua, vestiti, coperte e cibi (meglio in scatola), basta informarsi due secondi su google. Se solo ognuno donasse cinque euro, una bottiglia d’acqua e una scatola di fagioli, molte persone starebbero meglio. Alcuni miei amici vanno lì volontari, ho pensato di andare con loro, ma non ho ancora deciso a dire il vero. Forse sono un po’ vigliacca.

    Fatto sta che in questi casi disastrosi, vige la regola del “avrei potuto essere io o uno dei miei cari”. Regola egoistica, ma funzionante e funzionale. Se riesce a darci una smossa e ad aiutare gli altri, benvenga, non ci interessa la motivazione, ma il risultato.

    (Gabriele, per non complicare le cose non apro il dibattito sulle case costruite a cazzo di cane perchè i costruttori ci devono mangiare ecc ecc … e che se fossimo in giappone l’Aquila starebbe ancora in piedi, e che tutto questo è tipicamente italiano ecc ecc .. ok?)

    Lieta di essere stata una delle ispiratrici di questo bell’articolo e scusa se mi sono discostata un po’ dall’argomento principe delle tue parole, ovvero la rete.
    Ma c’erano cose che volevo davvero dire. I gruppi virtuali su Facebook sono importanti, sì, ma non danno nessun aiuto concreto, vorrei che questo venisse compreso un po’ da tutti.

  • Emanuele

    E’ vero, la rete sta cambiando e ci sta cambiando… se in meglio o in peggio si vedrà.
    Nel caso di eventi come il terremoto in Abruzzo, l’informazione dal basso di internet è infinitamente più agile rispetto ai media tradizionali, come tv e stampa. Fra questi, secondo me solo la radio riesce ancora a tener testa, e anche molto bene.
    Mi riallaccio all’ultima frase del post di Raffaella: ‘I gruppi virtuali su Facebook sono importanti, sì, ma non danno nessun aiuto concreto’.
    Di fatto, dopo il terremoto, è stato un proliferare di gruppi di solidarietà per l’Abruzzo.
    Bene: se questo serve ad attirare l’attenzione e stimolare azioni concrete, ben venga.
    Ma la mia impressione, in un mezzo come Facebook, nel quale non è necessario nemmeno fare lo sforzo di esprimere una propria opinione, ma è sufficiente un clic su ‘mi piace’, ogni cosa perda la propria forza e si disperda nel flusso delle altre.
    In tre clic posso creare un gruppo di solidarietà per questa o per quella cosa oppure scrivere negli aggiornamenti di stato che ‘oggi ho il mal di pancia’, e i miei contatti riceveranno entrambe le informazioni sullo stesso piano.
    Provo ad allargare il discorso e chiedo: non è forse che il rovescio della medaglia dell’estrema facilità nel condividere informazioni sia la perdita di valore dell’informazione stessa?
    Nel senso: se invece di poter postare il mio mal di pancia dovessi farlo sapere scrivendo una lettera che poi dovrei spedire, lo riterrei una notizia così degna di essere condivisa da chi mi conosce?
    O forse riserverei la condivisione delle informazioni ad argomenti un po’ più degni di nota?