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Il blogger che sfidò Goldman Sachs

Mike Morgan e il suo Goldmansachs666.com hanno fatto infuriare la grande banca di investimenti che procederà per vie legali. Intanto però il blogger si è mosso per primo e ha fatto lui causa. La legge infatti con tutta probabilità sarà dalla sua parte

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Non è una sorpresa. Qualche utente della rete stufo, arrabbiato, indignato o anche semplicemente onesto con se stesso ha aperto un blog di aspra critica contro Goldman Sachs, la banca di investimenti tra le protagoniste dell’attuale crisi. La notizia è che tale banca non ha lasciato correre come spesso capita ma ha deciso di perseguire il blogger.

Il sito prende il nome di GoldmanSachs666.com e non si può dire che possa essere confuso con un sito realmente affiliato alla banca, sia per la grafica tipicamente amatoriale sia per il disclaimer che compare sulla testata. Ogni dubbio poi scompare leggendo il contenuto: una serie di indizi, spiegazioni e teorie complottiste sul ruolo esercitato da Goldman Sachs negli ultimi anni. Le accuse sono tante, pesanti e verosimili sebbene non provate.

Invece che sperare che l’opinione pubblica ignorasse la questione la banca ha deciso di perseguire il blog nella persona del suo tenutario dichiarando che «l’uso del marchio Goldman Sachs viola diversi diritti d’autore e costituisce un atto di violazione di marchio registrato, competizione sleale e implica una relazione tra il blog e la banca che non esiste e che contribuisce a creare confusione nel mercato».

Il blog anti-Goldman Sachs

Il blog anti-Goldman Sachs

Il blogger Mike Morgan non è stato certo fermo ad attendere il primo colpo e ha anzi deciso di passare alle vie legali per primo: «Davide non ha battuto Golia lasciando a lui il privilegio di sferrare il primo colpo» ha scritto sul suo blog. Se si dovesse realmente finire in tribunale su tali basi, infatti, quasi sicuramente l’avrebbe vinta il blogger. In passato già diverse corti si sono pronunciate a favore della libertà di parola riguardo le opinioni espresse sui marchi. La cosa infatti è concessa dalla legge sul trademark, nonchè promossa dal primo emendamento della costituzione statunitense.

In passato cause simili intentate da Wal-Mart a blogger ostili si sono risolte a favore della libertà di parola a patto di avere un chiaro disclaimer sulla testata che spiegasse l’origine del sito come accade per Goldmansachs666.com. Probabilmente la banca ha pensato che si trattasse di un caso come i molti che già ha vinto contro chi aveva registrato domini troppo simili al suo nome. Con ogni probabilità la causa verterà sul dominio, aspetto sul quale le obiezioni del grande gruppo potrebbero avere maggiore presa.

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