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L’ICT c’è, ma l’uomo?

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Individuate con certezza le potenzialità dell’ICT è il fattore fondamentale sul quale si deve basare l’attività imprenditoriale: l’innovazione. Una parola comune, della quale tanto si sente parlare, che al tempo stesso, in un certo qual modo, spaventa.

Un argomento spesso oggetto di dibattito del quale è tornato a parlarne, con un articolo sul portale de Il Sole 24 Ore, la giornalista Maristella Rizzo.

Parte centrale dell’articolo sono le dichiarazioni raccolte nell’ambito del forum “Innovazione in tempo di crisi: ritorno ai fondamentali“, promosso anche da Microsoft e tenutosi a Milano, presso la sede del suddetto giornale.

È necessario partire, di questi tempi, dalla crisi in cui riversa l’economia mondiale, per introdurre una similitudine certamente calzante: tale crisi, va affrontata con il fare di un pugile, ovvero sapendo sì incassare ma con le giuste conoscenze per sviluppare le competenze, reagire e contrattaccare.

Ben vengano, allora, le tecnologie Web 2.0, il social networking e tutti quegli strumenti che aiutano a conoscere meglio i clienti, capaci di migliorare, con innovazione, l’attività dell’azienda.

Se l’Italia, al momento, risulta un paese tecnologicamente arretrato, questo è dovuto anche ad una cultura del “fare impresa” ancora troppo diversa, ed evidentemente sbagliata, rispetto a quella di altri paesi.

E allora, è proprio dalla creazione di una nuova cultura dell’innovazione che, come ricordano i personaggi intervenuti, bisogna partire: non bisogna avere paura di rischiare anche qualcosa di quel che si ha, perché l’economia comprende anche il principio del rischio.

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