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Scuola digitale

Il mercato, e di conseguenza il mercato del lavoro, pone pressioni specifiche affinché la scuola diventi un luogo ove l'alfabetizzazione informatica si fa totale ed il linguaggio digitale divenga fonte di apprendimento per le altre materie

Intel® Celeron® 900 MHz, display da 7 pollici, 512 MB di RAM DDR2, HD Nand Flash da 2 Gb, connettività wireless. Basato su Windows XP, 199 euro iva inclusa. Il pc è dotato di software appositamente progettati quali My First Browser («è il browser sicuro per i bambini perché potranno navigare col loro JumPC solo nei siti che i genitori avranno scelto ed approvato come adatti ed interessanti per i lori figli»), Magic Mail (per la gestione sicura di posta, rubrica e spam), Easy Write («Programma di scrittura, facile e divertente»), Easy Learning («Esercizi di matematica ed ortografia»), Easy Paint («Disegnare, colorare e fare editing di immagini»), My First Music (per i primi esperimenti con la musica) ed altro ancora.

Tutto ciò va a configurare quello che è il cosiddetto Magic Desktop, peraltro software per la seconda volta «considerato “Il miglior software per bambini fino a 10 anni” da uno studio realizzato da Deloitte & Touche nell’ambito dell’iniziativa dell’Unione Europea – Safer Internet day». Magic Desktop è oggi sul mercato a prezzi variabili tra 29.99 e 49.99 euro come strumento affidabile e sicuro con il quale un bambino di età scolare può iniziare le proprie pratiche con gli strumenti informatici.

Inevitabilmente le pressioni verso un sempre più precoce approccio al digitale si fanno sempre più marcate. Lo richiede il mercato, lo richiede la scuola: la pratica informatica è qualcosa che si impara giorno dopo giorno e ad oggi non è semplice per le scuole insegnare le basi di quella che è la cultura informatica necessaria per affrontare con sicurezza la Rete e le minacce che si porta appresso. Il pc di casa è la palestra principale, ma non sempre si adatta alle capacità di un ragazzo di tenerà età. E, soprattutto, difficilmente un genitore ha tempo di controllare ogni singola attività portata avanti. La ricerca di soluzioni nuove è pertanto un viatico obbligatorio che Intel ha imparato ad interpretare a partire da quella che era stata una soluzione pensata per i paesi in difficoltà e per le popolazioni impossibilitate ad entrare in altri modi a contatto con il mondo digitale.

I giudizi veri sulla bontà dell’idea andranno lasciati al corpo docenti, a chi avrà in mano le lezioni e toccherà con mano le differenze nelle modalità e nel tasso di apprendimento dimostrati. Ad oggi non resta che fotografare l’ennesimo tentativo, ovviamente interessato ma non per questo deficitario, di portare l’informatica nella scuola ed in mano ai bambini. Trattasi sicuramente di un esperimento importante e difficile, pieno di insidie e necessitante di una analisi oltremodo approfondita.

In ballo ci sono grosse opportunità, ed è questa l’occasione anche per mettere sulla bilancia strumenti individuali (come può essere il JumPC) e strumenti collettivi (quale può essere la famigerata lavagna interattiva presentata anzitempo dal Ministero per la Pubblica Istruzione alla presenza, anche in quel caso, dell’on. Brunetta). Il digitale non è un fine, ma un mezzo: spesso la confusione è dietro l’angolo. Ed il rischio è ancor più concreto se ad indirizzare le linee informatiche dell’educazione scolastica italiana è una piccola FAQ dai toni seguenti: «La scuola, nella sua autonomia didattica e organizzativa, potrà organizzare le attività e gli insegnamenti facendo in modo di assicurare la massima funzionalità dei servizi. Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività».

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  • http://www.digitaldivisi.net Teuss

    Un’iniziativa alquanto discutibile a partire dallo strumento hardware obsoleto ( 7″ del monitor ai 2 giga dello spazio disco ), di parte ( vedi utilizzo, per l’ennesima volta in iniziative simili, del solo sistema operativo Windows ) nonchè di marketing ( vedi marchio Olidata e non marchio libero ).

    Se ” il buon giorno si vede dal mattino ( citando Renato Pozzetto nel Ragazzo di Campagna nel dialogo con la Madre ), infatti io carico letame, trasporto letame, spargo letame, praticamente è proprio una giornata di m…a “.

    Questo per dire come iniziative a favore dell’informatica nelle scuole ed in grado di diminuire il digital divide, non devono partire con il piede sbagliato e qui, a mio modesto parere, son partite con tutti e due i piedi in modo errato.

  • Enzo R

    La oggettiva complessità del tema apre la porta a mille argomentazioni l’una contraria all’altra. Mi limito a recuperare una considerazione di Dotta che ritengo di particolare importanza:”il digitale non è un fine, ma un mezzo; spesso la confusione è dietro l’angolo”. In effetti, spostandoci dalla scuola primaria e passando direttamente all’Università, dove le esperienze in materia sono più consolidate, si possono cogliere aspetti concreti e tutt’altro che trascurabili. Nel campo dell’ingegneria, si osserva non di rado che gli studenti o i neo laureati tendono a confondere il risultato di un progetto rappresentato su uno schermo video con il prodotto finale di pertinenza. Tutti processi produttivi che stanno a valle, generatori di una miriade di problemi, non sono percepiti o acquisiscono significati e contorni del tutto secondari.
    E’ inutile evidenziare le conseguenze pratiche di un tale approccio, tra l’altro particolarmente nocive per la fame di innovazione che affligge i processi manifatturieri.

  • Vittorio Z

    Utilizzo l’informatica nella didattica dagli anni ottanta e trovo questa pratica estremamente vantaggiosa.
    Sono però profondamente deluso dalla scelta del pc Olidata, che ho da tempo avuto modo di sperimentare a scuola.
    Questo portatile ha uno schermo ridottissimo. Fondate ragioni ergonomiche impongono a mio parere che i ragazzi non utilizzino monitor di dimensioni inferiori ai dieci pollici di diagonale (a cosa serve il wireless in dotazione se le pagine di internet sono illeggibili su monitor così piccoli?) e l’intera struttura hardware del JumPc risulta insufficiente, mentre esistono attualmente pc portatili molto performanti anche nella stessa fascia di prezzo.
    Si consenta invece alle scuole di valutare gli acquisti più adeguati sia sulla base di configurazioni suggerite dal Ministero che di motivate ed esplicite considerazioni didattiche. Ogni istituto scolastico potrà così attingere alla tecnologia più adatta alle proprie esigenze educative e questo garantirà quel ritorno in termini di miglioramento dell’offerta formativa che tutti desiderano.
    Se ci affidiamo alla soluzione rappresentata da questa macchina il fallimento sarà inevitabile perché essa verrà ben presto dismessa: la sua inadeguatezza è già ora un dato di fatto.

  • Franco

    concordo pienamente con Teuss: èuna vergogna che lo Stato faccia da sponsor alla Microsoft