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Feisbum, quando il cinema non capisce la Rete

Pregiudizi, stereotipi e un immaginario passatista che era inadeguato già 10 anni fa. Feisbum invece che portare al cinema la modernità con i suoi elementi di crisi, le sue ridicolaggini e il suo impatto sulla società porta solo il passatismo dell'idea

È sempre fastidioso quando il cinema o qualsiasi altra forma di produzione culturale non rende giustizia alla tecnologia e alla modernità in genere mostrando di rifugiarsi nel passatismo. Ancora di più lo è quando tale passatismo è indietro anche rispetto all’atteggiamento del proprio stesso pubblico, ovvero chi fruirà del contenuto e lo rapporterà alle proprie conoscenze ed esperienze dirette.

È il caso di Feisbum, il film italiano nelle sale da venerdì scorso, che scherza e ironizza sulla “mania del momento”: Facebook (rinominato alla maccheronica per motivi di copyright). L’idea sarebbe anche interessante, in fondo prendere in giro qualcosa che è entrato nella vita comune è un modo per accettarla, se non fosse che la presa in giro stessa, per come è stata fatta, diventa sinonimo di arretratezza culturale.

Degli 8 episodi di cui è composto il film infatti soltanto un paio si dimostrano acuti e bersagliano il social network su alcune sue caratteristiche effettivamente riscontrabili (la socialità allargata per la quale si finisce a mostrare le foto in cui si è taggati anche a persone con cui non si ha un rapporto molto intimo, nonché il ritorno delle amicizie dal passato). Per il resto invece il cinema si dimostra incapace di cogliere gli elementi di ridicolo o di crisi della modernità mostrando ancora le dicerie su internet dei primi anni ’90.

Feisbum propone per lo più una visione di internet come luogo di chat erotiche e sesso virtuale (parole progressivamente svuotatesi di significato), dove la gente finge di essere ciò che non è, rifugio di nerd e disadattati. Eppure proprio Facebook ha portato (tra le altre cose) ad una “personalizzazione” maggiore degli utenti, abolendo ad esempio il nick per sostituirlo con l’identità vera o almeno incentrata sulla nomenclatura reale.

Chi andrà a vedere il film probabilmente conoscerà il social network, e saprà dunque bene come quello che si vede sullo schermo sia molto lontano dalla realtà accorgendosi quindi di come, ancora una volta, il cinema non colga l’essenza della tecnologia e la consideri qualcosa di non valido per un approfondimento serio.

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  • giorgio

    che internet sia un ricettacolo di chat erotiche e siti hard, nonchè che i social network (piu o meno famosi) siano all’80% usati come luoghi per rimorchiare e scambi di coppia e quant’altro, beh non sono dicerie.. soprattutto tra gli adolescenti, è una cosa molto diffusa, utilizzando soprattutto “social network” certamente meno blasonati di facebook, ma altrettanto efficaci.. cmq il film non l’ho visto e mai lo vedrò probabilmente :P

  • anonymous

    Concordo con Giogio purtroppo per constatazioni dirette: le nuove genereazioni fanno proprio quell’uso dei nuovi mezzi di comunicazione… Hanno appreso il peggio insomma…
    Sono quelli della vecchia generazione invece che ne fanno un uso più completo e consapevole.

  • davide

    “Eppure proprio Facebook ha portato (tra le altre cose) ad una “personalizzazione” maggiore degli utenti, abolendo ad esempio il nick per sostituirlo con l’identità vera o almeno incentrata sulla nomenclatura reale.”

    In queste poche righe viene espresso tutto il senso di feisbuk, totale assenza di privacy.
    E cosi come tutti gli altri social network e strumenti inutilmente simili.
    Su sesso droga e rock’n roll concorco con giorgio, è l’80% dell’utilizzo di oggi che si fa della rete.
    E i giovani, il futuro, crescono con ste minchiate…forse il film cerca di lanciare un grido per far capire che cagate del genere non portano allo sviluppo, ma ad una totale ignoranza sull’uso della rete e sopratutto sul valore della privacy.

  • marco

    di solito la “vecchia generazione” ha difficoltà ad accendere il pc, figuriamoci a capire il concetto di social network! non c’è solo sesso e hard, se la pensate così vuol dire che non avete capito le enormi potenzialità della rete. E anche se fosse come descrivete voi, almeno i giovani imparano a usare il computer e questo è sicuramente un vantaggio rispetto alla vostra generazione…
    Vorrei aggiungere un commento “filosofico”: da giovani non avete mai provato ad abbordare ragazze per strada, in qualche locale o a scuola? Adesso si fa anche su internet! e qual’è il problema? siete forse bacchettoni o scrivete da città del Vaticano :-) ?

  • Gabriele Niola

    Non ritrovo da nessuna parte il fatto che le generazioni più giovani facciano un uso deteriore dei social network o degli strumenti della rete. Anzi, tutto ciò che vedo, sento, leggo e consulto mi dice il contrario cioè che le nuove generazioni fanno un uso migliore e più consapevole di tali strumenti. Uso più consapevole nei termini di produttività, di socialità e di integrazione con il resto della propria vita e dei propri affetti.
    Sono solo le vecchie generazioni che danno giudizi e pensano di poter sostenere che ci sia un uso migliore e uno peggiore, che pensano che si debbano “insegnare” certe cose e che ci siano dei valori da trasmettere, valori che sarebbero oggettivamente giusti non è chiaro in base a quale metro.

  • davide

    Se la generazione degli anni 80(mia generazione) è vecchia, quella dei nostri genitori com’è?

    Sul termine dei valori della rete e di valori oggettivamente giusti è del tutto opinabile.
    Ma sul valore della privacy non penso ci sia da discutere.
    La mia identità la voglio salvarguardare.
    Se nella realtà riesco perchè la mia persona è fisica, su uno strumento come il social network chiunque può essere chiunque: dov’è il valore?
    Vi invito a leggere un’articolo http://www.stampalibera.com/?p=2749 in cui c’è una visione di come i social network lavorino.

    Credo che qualunque sia lo strumento che i giovani usano, bisogna che sia uno strumento costruttivo per il futuro di tutti, e questo strumento è costruttivo solo per i loro ideatori e le lobby che usano i dati di milioni di utenti.

  • Gabriele Niola

    anche la privacy è personale. Tu la vuoi salvaguardare in un certo modo altri in un altro modo.
    Riguardo il pezzo che linki mi sembra puro complottismo. L’arcano che sostiene di svelare è noto da tempo, il fatto che le informazioni siano in un database è ovvio ma non è vero che siano liberamente consultabili da aziende e gruppi, non più di quanto non lo siano le informazioni che la vostra banca ha su di voi (che sono comunque in un database).
    Non ci sono organizzazioni occulte o piani segreti, su Facebook mettiamo le cose di noi che scegliamo di mettere e se anche creiamo un personaggio fittizio non c’è nulla di strano e nulla di interessante a tal proposito. Di certo non lede la privacy.
    Ad oggi ogni benchè minimo tentativo del social network di uscire fuori dai binari dell’uso dei dati degli utenti è stato represso fortemente dalle proteste degli stessi che hanno costretto il social network a tornare sui suoi passi.

    La realtà delle cose è che Facebook è uno strumento e tra i molti strumenti di internet è anche uno dei più flessibili e personalizzabili, che ci consente di gestire con efficacia l’immagine di noi che gira in rete. La cosa è utile visto che per molti girano tante notizie sulle quali non si ha il massimo controllo. Facebook invece è una voce autorevole (perchè è noto che è redatto dal diretto interessato) che ci presenta online.

  • Ratamusa

    Posso farti notare, Gabriele che nell’accettazione dei contratti d’iscrizione c’è una clausola che autorizza ad utilizzare i tuoi dati per motivi commerciali?
    Spesso, non puoi evitarlo se non hai un buon filtro che distrugge lo spam senza farti perdere tempo a leggere e a cancellare.
    A me è capitato un paio di volte. Appena arrivava qualcosa finiva nel cestino e dopo un po’ spariva.
    Se ne devono essere accorti e di loro non ho visto più nulla.

  • Gabriele Niola

    si lo so
    ma un conto è usare i dati per motivi commerciali e un conto è violare la privacy.
    Se le operazioni sono fatte in automatico da un computer non c’è violazione della privacy.

  • Ratamusa

    Niente automatismi, sarebbero troppo evouti, probabilmente anche più del recente Wolfram Alpha.
    Sempre che le scelte dell’utenza si diversifichino sufficientemente tra di loro, ovviamente.

  • laura

    visto il film penso che sia esattamente l’opposto di ciò che viene criticato. Ridicolizza l’utilizzo becero della rete. I personaggi che si cambiano identità, che realizzano truffe, che vivono la rete come dei guardoni morbosi, sono tutte parodie di esseri umani terra terra…il film evidenzia proprio la parte marcia della rete per ridicolizzarla e segnalarla come un “uso improprio”…il che purtroppo è molto diffuso.

  • francobin

    dopo tutto ci hanno abituato ad un mondo del cinema di impresari, cinematografari, di molto concreta e tradizionalista manovalanza, che si realizza nelle figure di cineasti di Cinecittà..”romani de Roma” (peraltro simpaticissimi). Il comunque cinema lusinga l’immaginario: piloti che tentano di far decollare aerei tirando come pazzi, quando basta una trazione delicata tra pollice e indice…