La verità di Caio sulla banda larga italiana
Panorama ha pubblicato alcuni stralci del documento che Francesco Caio ha stilato a proposito della banda larga italiana. Trapela una importante informazione: il digital divide è molto più ampio di quanto i dati Telecom Italia non lasciassero intendere
A questo punto il dossier va oltre, fotografando i problemi in essere ed offrendo una prima proiezione sul futuro: «Nel dossier è stato calcolato che, volendo assicurare una velocità minima di 2 Mb per il 99 per cento della popolazione entro il 2011, l’investimento necessario sarebbe di 1,2-1,3 miliardi di euro (700 milioni per sviluppare la rete fissa, 600 per quella mobile) se i lavori iniziassero entro giugno di quest’anno».
Il problema (ed anche questa non è una considerazione eccessivamente innovativa, anche se lo diviene per il tono ufficiale che riveste) è tutto nell’infrastruttura: i cavi in rame hanno ormai raggiunto i propri limiti e nei prossimi anni la cosa diventerà del tutto evidente. Nel frattempo gli investimenti nella fibra vanno rallentando e per questo motivo non è ipotizzabile un intervento privato tale da risolvere un problema che sta per manifestarsi in tutta la sua pericolosità. Secondo Caio, insomma, l’intervento statale si renderà obbligatorio se si vuole risolvere un digital divide che potrebbe mettere al cappio l’economia nazionale: c’è una nuova Rete da costruire ed i privati interessati non sembrano essere eccessivamente disposti ad investire.
Le soluzioni sono sulla scrivania di Scajola. Le istituzioni devono scegliere ed agire. Ma probabilmente il rapporto di Caio ha una sua importanza intrinseca anche nel fatto di rendere evidente, al di là di posizioni di comodo su cui in troppi si erano arroccati in passato, tutta l’ampiezza di un problema che è ben più importante di quanto non venisse presentato. E identificare con esattezza il problema è, soprattutto in questo caso, il primo vero passo verso la sua risoluzione.
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