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Negare l’Olocausto su Facebook

In seguito ad alcune pressanti richieste, Facebook ha infine rimosso alcuni gruppi di sostegno alle tesi negazioniste sull'Olocausto. Il fenomeno però non si arresta e pone nuovi interrogativi sulle politiche adottate dal famoso social network

Le parole di Schnitt avevano suscitato una lunga serie di quesiti da parte di Brian Cuban nella sua lettera aperta indirizzata al fondatore di Facebook: «Mark, vorrei sapere chi presso Facebook è stato coinvolto nel “dibattito interno” che ha portato alla conclusione che la negazione dell’Olocausto non costituisce un incitamento all’odio. Eri coinvolto anche tu? Fornisci alcuno spunto in questo tipo di discussioni? [...] I legali con competenza in materia sono stati consultati o si è trattato di un consiglio in generale?».

Le questioni sollevate nella lettera di Cuban hanno dato vita a un ampio dibattito online e a un crescente interesse da parte dei media. Per rispondere alle numerose istanze dell’opinione pubblica, i gestori di Facebook hanno infine rimosso i principali gruppi negazionisti dal social network, ma i sostenitori della negazione dell’Olocausto sembrano essersi riorganizzati rapidamente aprendo nuovi account e nuovi gruppi per diffondere le loro idee. Le attuali politiche adottate da Facebook sembrano essere insufficienti per arginare efficacemente il fenomeno, che del resto interessa numerosi siti web anche all’esterno del sempre più utilizzato social network.

L’esistenza di gruppi controversi o pronti a diffondere messaggi di odio e contro la legge ha indotto numerosi esponenti politici a interessarsi del fenomeno, proponendo emendamenti e nuovi disegni di legge per imporre un maggiore controllo sui social network. Il caso legato alle iniziative del senatore D’Alia per l’Italia è in tal senso emblematico e dimostra quanto sia difficile raggiungere il giusto equilibrio tra libertà di espressione e tutela del diritto in alcuni ambiti della Rete in piena evoluzione come i social network.

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  • http://saitfainder.altervista.org/ Caribe 1999

    Purtroppo con i reati d’opinione è così. Pensa se saltassero fuori dei gruppi che parlano del genocidio degli armeni: negarlo è reato in Francia, affermarlo è reato in Turchia. Come si regolerebbe Facebook?

  • Marco

    Grande Caribe, non lo sapevo.
    Volevo solo ricordare una cosa:
    Una cosa, a cui sono favorevole, è cercare di eliminare certi gruppi di ideologie difficilmente accettabili, chi nega l’olocausto non meriterebbe nemmeno un sito su cui parlare delle loro inutili tesi.
    Se invece lo scopo finale è portare all’attenzione pubblica questo problema in modo di “preparare il campo” ad una legge “tappa la bocca a internet facendo leva su rari casi che possano suscitare lo sdegno popolare” allora mi oppongo definitivamente.
    Non sapendo da che parte è schierata webnews non mi esprimo in merito, ma non vorrei che i lettori cadessero in un piccolo “tranello”…

    Non sto assolutamente dicendo che stiate cercando di propagandare “l’odio per facebook”, anzi anche per quanto riguarda d’Alia siete sempre stati molto “sopra le parti”, era riferito al lettore medio.

  • Piero

    >> chi nega l’olocausto non meriterebbe nemmeno un sito su cui parlare delle loro inutili tesi.

    Questa affermazione ti sembra costituzionale?

  • http://www.matriz.it/ Mattia

    Non so se l’affermazione di Marco sia costituzionale o meno, comunque mi sembra meno “costituzionale” chi nega l’Olocausto.

  • http://www.similgoogle.com/ Similgoogle

    E’ ovvio che bisogna rispettare i pensieri di tutti, ma pensate ad Hitler. Nel suo libro scrisse tante stupidaggini e cose irreali, ma tanti lo seguirono. Il pericolo è proprio questo: che qualcuno creda nelle falsità, come la negazione dell’esistenza dell’Olocausto.

  • http://saitfainder.altervista.org/ Caribe 1999

    Chi nega l’olocausto è perseguibile solo in alcune nazioni del mondo (per fortuna non ancora in Italia) ed è un reato d’opinione. Ciò vuol dire che se uno ha un’idea diversa da quello che dice la legge allora è perseguibile. Imporre la “verità” per legge mi sembra che sia in netto contrasto con quello che dovrebbe essere una democrazia ed è invece tipico delle dittature ideologiche. Se c’è gente che è d’accordo con simili idee posso solo preoccuparmi per il nostro futuro.

  • liberopensiero

    “Nel suo libro scrisse tante stupidaggini e cose irreali, ma tanti lo seguirono.”

    Bhe, pensa a quante stupidaggini dicono i politici italiani (uno su tutti) e quanta gente gli creda………………….

  • http://www.aleantonelli.altervista.org Gabbianone94

    Ma il problema non è che esistano i gruppi dedicati al razzismo, il problema è che c’è chi è razzista, è che oggi tra i giovanissimi va di moda (sì, proprio di moda) essere razzisti, fa “cool” dare dell’ebreo al posto di dare del “coglione”. Estirpiamo questi problemi e possiamo stare sicuri che non avremo simili gruppi su FB.