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Microsoft: il cloud ha bassi margini di profitto

Ray Ozzie, chief software architect di casa Microsoft, ha analizzato lo stato attuale del cloud computing ricordando che ha ancora bassi margini di profitto e che pertanto non può migliorare troppo i conti dell'azienda. Bocciati i netbook e Google Wave

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«I margini sui servizi non sono come i margini sul software, perciò il cloud computing potrà sì incrementare i nostri proditti ed aumentare le nostre entrate, ma non avrete gli stessi margini». È questa, riassunta in una esplicita dichiarazione, l’analisi che Ray Ozzie fa dei nuovi esperimenti Microsoft nell’alveo del cloud computing. La fiducia rimane, insomma, e Microsoft intende investire in tale realtà, ma nessuna illusione deve prendere piede: vendite e numeri sono viziate da margini di profitto bassi che potrebbero eventualmente deludere quanti si attendono la manna piovere dalle “nuvole”.

Gruppi quali Amazon o Salesforce investono ormai da tempo sul cloud computing divenendo portabandiera massimi di un intero comparto. Microsoft, dopo i primi esperimenti, ha intrapreso una strada per certi versi differente puntando sulla piattaforma Azure per la quale, si è detto già in tempi non sospetti, le aspettative sono proiettate sul lungo periodo e su quel che potrà e dovrà essere Microsoft non tra qualche anno, ma tra qualche decennio. Trattasi di una previsione conservativa, che non richiede riscontri di breve periodo, ed è così che Microsoft ha allontanato le pressioni degli analisti sul progetto.

Oggi Ray Ozzie (colui il quale ha in parte ereditato le responsabilità che furono di Bill Gates) torna a porre l’accento sui margini di profitto portando così linfa all’ambito del software, il più remunerativo ed ancora centrale nella sfera di mercato che gravita attorno al marchio di Redmond. Il suo discorso è stato tenuto in occasione di una conferenza presso il Silicon Valley’s Churchill Club: Ozzie ha spiegato che al suo arrivo in Microsoft ogni attenzione era riservata a Vista ed Office 2007, mentre ben poche risorse erano riservate a nuove dimensioni quale quella “cloud”. Ozzie, quindi, si accolla meriti e responsabilità per quanto operato nel frattempo.

Una ulteriore nota interessante è quella relativa al comparto “netbook“. Microsoft, infatti, non ha nascosto un certo dissapore con la definizione universalmente accettata di “netbook”, preferendo l’introduzione della nomenclatura “Low Cost Small Notebook PCs“. Lo stesso Ozzie conferma medesimo approccio: «in realtà non so cosa sia un netbook». E non si è trattata di una scelta priva di significato: secondo Microsoft l’utenza non accetta di fare un passo indietro passando a dispositivi basati su ARM e con potenzialità limitate: il mercato chiede comunque pc pienamente funzionali, sebbene eventualmente con componenti a basso costo (leva già sbandierata contro Apple nel recente passato). Non netbook, insomma, ma veri e propri laptop. Microsoft, quindi, rinuncia per ora ai “netbook” e punta a dispositivi di maggior profilo, nella convinzione per cui l’utenza scelga la libertà invece dell’opzione limitativa.

Bocciato, infine, Google Wave: troppo «complesso» e, soprattutto, «anti-Web».

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