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L’HADOPI è incostituzionale, ma non del tutto

L'HADOPI è stata giudicata come incostituzionale. La disconnessione degli utenti non sarà dunque possibile poiché ogni utente è considerato innocente fino a prova contraria. Al tempo stesso, però, è validata l'idea di un ente che controlli il traffico web

All’ultimo passaggio, all’ultimo ostacolo, all’ultimo appello, l’HADOPI è caduta. La Francia non è pertanto riuscita a far approvare la legge che prevedeva i 3 strike, ovvero la disconnessione dal web alla terza ammonizione per aver scaricato materiale illecito dal Web. Avversata dai più, ma portata avanti a colpi di votazioni, la legge si è dovuta scontrare con la costituzione e la sentenza è un pollice verso di grande valore, sia pur se non totale e non definitivo.

Esultano le associazioni per la difesa dei diritti del cittadino, mentre è presumibilmente ben diversa la reazione di chi puntava tutto sull’HADOPI come ariete per sfondare un muro che in molti paesi della comunità europea (italia compresa) si intendeva affossare quanto prima: la privacy ha almomento retto le sfide lanciate dalla difesa del copyright ed il diritto degli utenti ha avuto la meglio sul diritto d’autore. Dalla vicenda ne scaturisce un principio che si allinea esattamente con quelle che erano le feroci raccomandazioni emesse all’uopo dall’Unione Europea nelle settimane precedenti all’avvio del percorso legislativo di quell’HADOPI oggi decaduta.

Il Conseil Constitutionnel, però, mantiene in vita un piccolo dispositivo di dubbio valore: se lo si riterrà necessario, infatti, sarà possibile diffidare comunque gli utenti inviando una missiva relativa all’illecito compiuto. La parte affossata, insomma, è quella che prevedeva una sanzione per l’utente prima ancora che fosse avvenuto un regolare processo. La vittoria dei socialisti francesi è comunque totale: soli in questa battaglia per l’incostituzionalità della norma, hanno avuto la meglio vedendo affossato il dispositivo, il quale torna ora nelle mani di Sarkozy per valutare eventuali modifiche per portare comunque avanti il principio da cui tutto traeva ispirazione.

Non è infatti detto che l’HADOPI, intesa come ente di monitoraggio e diffida degli utenti («Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur internet»), non possa rimanere in vita: la sentenza non prevede ciò. La stessa HADOPI, però, non potrà tagliare la connessione degli utenti e pertanto gli ISP rimangono al di fuori di questo braccio di ferro. La vittoria non è dunque completa rispetto a quelli che sono stati i rilievi mossi a livello internazionale: è comunque previsto che si possa controllare il traffico dell’utenza, valutando la bontà dello stesso ed eventualmente minacciando quanti ne fanno uso irregolare.

Italia, Regno Unito, Nuova Zelanda, Irlanda: la fila degli stati pronti ad ipotizzare misure simili all’HADOPI erano molti. Da oggi le velleità di questa fazione sono spuntate, ma l’idea per cui la Rete possa essere in qualche modo sorvegliata ed “intercettata” rimane. È infatti ripristinata la presunzione di innocenza, ma una entità di controllo non è ad oggi ritenuta contraria ai principi della Costituzione francese. L’idea Ipodah, pertanto, è destinata ad avere un seguito: le vie della tecnologia sono infinite.

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  • sonounostrinato

    credo che non potessi concludere meglio questo articolo; la frase “le vie della tecnologia sono infinite” è la meglio adatta, e credo sarà quella più usata dagli utilizzatori di programmi p2p e dagli creatori degli stessi per dare una possibilità a tutti di potersi difendere da un eventuale “occhio statale” che osserverà quello che faremo su internet

  • Massimo

    Non è esattamente come dite. Ciò che è stato giudicato incostituzionale è il ruolo dell’HADOPI nella sospensione della connessione. Questa misura resta sempre possibile, ma sarà un giudice a decretarla, se ritiene vi siano gli estremi. Insomma, si nega che l’autorità amministrativa posso comminare tale tipo di sanzione, che resta prerogativa dell’autorità giudiziaria. Andate a leggere come stanno realmente le cose su http://www.lefigaro.fr/politique/2009/06/10/01002-20090610ARTFIG00516-le-conseil-constitutionnel-censure-la-riposte-graduee-.php

    “En clair : Internet est un droit fondamental, on ne peut donc pas priver quelqu’un d’accès au web sans qu’une autorité judiciaire, et non administrative comme l’Hadopi, ne l’ordonne. Le conseil l’écrit d’ailleurs clairement : «Le rôle de la Haute autorité (Hadopi) est d’avertir la téléchargeur qu’il a été repéré, mais pas de le sanctionner», cette tâche étant dévolue, si elle doit être effectuée, à un juge.”

  • http://blog.webnews.it Giacomo Dotta

    Esatto Massimo. Le cose stanno esattamente come indichi tu. L’HADOPI può “sorvegliare” la rete, ma sarà un’autorità giudiziaria a dover imporre la disconnessione.

    Ciò significa che qualcuno ha il diritto di sorvegliare, e qui c’è la sconfitta. Significa che non si può procedere senza un regolare processo, e qui sta la vittoria.

    Chi oggi festeggia la caduta dell’HADOPI dovrebbe approfondire il discorso, e questo è il senso dell’articolo: la vittoria è solo a metà. Meglio di niente, ma il bicchiere rimane ancora mezzo vuoto

  • Massimo

    Quale vittoria? Vittoria dei pirati? Festeggiare cosa, il fatto che si possa continuare a rubare senza essere puniti? Se rubi un DVD al supermercato di arrestano, se scarichi illegalmente il contenuto di quello stesso DVD sei intoccabile. Quando l’industria collasserà perché tutti rubano e quasi nessuno acquista piangerete perché non avrete più niente da scaricare, ma nemmeno da acquistare. Personalmente me ne infischio, il cinema non mi interessa e i can-tanti ancor meno, ma trovo l’idea di protegerre i disonesti semplicemente aberrante.

  • http://saitfainder.altervista.org/ Caribe 1999

    La vittoria sta nel fatto che la decisione di privarti della connessione a Internet non può essere presa a livello amministrativo, ma giudiziario. Se Internet deve essere ritenuta un servizio essenziale allora mi sembra il minimo. Certo, rimane il fatto che rimane la possibilità di spionaggio delle tue attività in rete. Mi direi che non hai nulla da nascondere…?

  • Massimo

    Io non ho proprio nulla da nascondere. Tra l’altro, i fanatici della privacy, quelli che vedono spie dappertutto, sono poi i primi a spiattellare la propria vita privata sui social network.

  • http://saitfainder.altervista.org/ Caribe 1999

    Se tu credi che è normale essere privati di un servizio essenziale senza un processo allora spera di vivere in un mondo dove tutto è giusto. Dove puoi essere privato della patente, del telefono, di internet, del gas o magari anche della libertà semplicemente per via amministrativa.

  • Massimo

    Primo, internet non è un “servizio essenziale”: anche se resti senza connessione ti assicuro che non muori (a meno che non ti suicidi per questo, ovviamente). Secondo, io non scarico materiale rubato, quindi nessuno mi taglia la connessione; se tu lo fai è giusto che tu sia punito. Terzo: una ripassatina al congiuntivo non ti farebbe male.

  • http://saitfainder.altervista.org/ Caribe 1999

    “Servizio essenziale” non l’ho detto io, ma la commissione europea, per cui prenditi il tuo terzo punto e la tua simpatica ironia e informati prima di toccare la tastiera.
    Sul tuo secondo punto, visto che è difficile capire se stai scaricando da eMule/torrent materiale piratato o no, l’idea era di applicare la disconnessione quando semplicemente usi questi servizi, tanto non è coinvolta né la polizia, né un tribunale, ma solo la difesa del copyright come bene supremo e superiore ad ogni altra esigenza. Fossi in te cercherei di guardare le cose da un punto di vista un po’ più ampio.

  • Massimo

    Evidentemente il testo non l’hai letto, visto che la disconnessione non è affatto prevista per chi usa un protocollo. Inoltre sono previste delle comunicazioni prima di passare all’atto. In ogni caso, il congiuntivo nella tua frase ci vuole eccome, ma evidentemente non te lo hanno insegnato a scuola e quindi probabilmente non è colpa tua.

  • http://saitfainder.altervista.org/ Caribe 1999

    Visto che il p2p viene ormai utilizzato in modalità offuscata e visto anche come è andato il processo a PB, dove il tipo di contenuti scambiati è stato sostanzialmente ignorato partendo dal presupposto che fosse scambiato per lo più materiale coperto dal copyright, le cose sono due: o la legge è inapplicabile, oppure la si applica in qualche maniera. Nel secondo caso ti possono arrivare i tre avvisi, mandate per conto delle varie associazioni degli editori che hanno recuperato il tuo IP che faceva un qualche p2p, e poi chiedono e ottengono il tuo distacco. A me sembra una cosa non tanto normale. Tu continui a disquisire sulla mia presunta incorrettezza grammaticale…

  • Pasquale

    Siamo alla STASI.
    Se l’intenzione è di contenere (almeno) la pirateria, che lo si faccia agendo dove sono disponibili i programmi “piratati”

  • Massimo