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Lettera aperta al Senato: nel mirino il comma 28

L'Istituto per le Politiche dell'Innovazione ha promosso una lettera aperta, che chiunque può oggi firmare, richiedente la modifica dell'art.1 comma 28 del ddl sulle intercettazioni: responsabilità eccessive sugli utenti del Web ucciderebbero la libertà

L’Istituto per le Politiche dell’Innovazione ha proposto una lettera aperta, che chiunque può firmare, destinata ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari del Senato. È proprio in Senato, infatti, che sta per approdare il ddl 1415A sulle intercettazioni, un documento che online e offline ha fatto discutere per motivazioni differenti. Se offline è soprattutto il dibattito politico ad aver calamitato la gran parte delle attenzioni, in Rete è emerso un problema per la sopravvivenza stessa del dibattito quotidiano a causa di alcune specifiche del ddl tali da imporre gravose responsabilità per chiunque apporti contenuti al Web o curi un proprio «sito informatico» (così come viene definito nel testo del ddl stesso).

Recita l’introduzione alla lettera aperta (pdf): «Egregio Presidente, il ddl 1415A approvato alla Camera dei Deputati l’11 giugno u.s. ha, da più parti, sollevato numerosi dubbi e perplessità in ordine alla sua legittimità costituzionale e, più in generale, all’opportunità degli interventi normativi che, attraverso esso, si intendono realizzare. Vi è, tuttavia, un profilo, sin qui, rimasto nell’ombra e poco approfondito nei dibattiti di questi giorni: si tratta del contenuto del comma 28 dell’art. 1, la cui infelice formulazione – ammesso anche che tale non fosse l’effettiva volontà del suo estensore – rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, l’Italia in una posizione ancor più arretrata di quella che attualmente occupa (è quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione. La citata previsione, infatti, sembrerebbe assoggettare il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche. L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire».

La lettera spiega semplicemente quanto sgangherato possa essere un intervento di questo tipo, il quale porrebbe l’intero web italiano sotto una spada di Damocle chiaramente pericolosa: «Come comprenderà non si può esigere da chi fa informazione online in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi».

L’invito è pertanto diretto: «Alla luce delle brevi considerazioni che precedono, pertanto, Le chiediamo
di presentare e votare
– non appena il ddl 1415A approderà al Senato – un emendamento idoneo a chiarire che l’obbligo di rettifica di cui al comma 28 dell’art. 1 del DDL c.d. Intercettazioni deve applicarsi esclusivamente ai siti informatici di testate telematiche soggette all’obbligo di registrazione alla stregua di quanto disposto dalla Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 ovvero ai soli siti internet attraverso i quali vengono diffuse informazioni prodotte nell’ambito di un processo professionale realizzato nell’ambito di una struttura imprenditoriale e redazionale. In assenza di tale intervento, il Senato della Repubblica, si assumerà la responsabilità – da condividere con il Governo e con quanti alla Camera dei Deputati hanno votato a favore del ddl in questione – di aver contribuito a scrivere una delle pagine più buie della storia moderna di un Paese che, come il nostro, ambisce a considerarsi democratico».

Se vuoi aggiornamenti su Lettera aperta al Senato: nel mirino il comma 28 inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • Michele

    Quando a governare c’è un regime non mi stupisco che vogliano tappare la bocca a tutti.

  • gianni

    ma letta così a me non sembra una norma assurda. Se pubblichi una menzogna è giusto che devi rettificarla, mica devi essere per forza un giornalista.

  • studente

    michele, ma quale regime? Probabilmente sei rimasto una sessantina d’anni indietro. È evidente che il problema deriva da una consistente ignoranza tecnologica e direi quasi tecnofobica da parte di una larga maggioranza di persone, ivi compresi coloro che governano, che essi siano a destra e sinistra. L’unico regime che esiste e persiste è da sempre l’ignoranza in materia visto che, ti ricordo, i primi ad avere questo genere di iniziative furono proprio coloro che adesso affermano che in italia c’è un regime. Pertanto spero che il senato, a seguito della mobilitazione nazionale che ha suscitato questo ddl, sottoscriva l’emendamento proposto come minimo o almeno si auto-obblighi ad una rettifica.

  • http://www.lordmax.com lordmax

    @gianni
    Fai conto che sei in ferie e ti arriva una richiesta di rettifica a cui devi dare conto entro 48 ore. Tu leggi l’email 2 settimane dopo… assieme alla multa da 25.000 euro.
    Bel sistema.

  • macbeth

    un governo di ladroni e beoti va distrutto in ogni sua forma. bene bene. accettiamo di buon grado tutte le follie del potere e continuiamo a credere di essere liberi da ogni forma di regime con la speranza che prima o poi qualcuno di questi si renda conto dell’esagerazione. la sottomissione (rossa o nera che sia) non si ottiene solo con le armi da fuoco… l’orchestrazione surrogatamente “golpista” è più che evidente. semmai fa sorridere il fatto che ben pochi se ne accorgano. eh si, grande ignoranza in materia… un ottimo lavoro è stato fatto dai media e da chi li gestisce a proprio profitto. forse è il caso di svegliarsi dal torpore no??? potrebbero pensarci i calciatori e le “ronde nere”, associazione onlus che vuole fare del bene ai cittadini… ma andate a c****e! svegliatevi se ne avete la capacità.
    < <>> studiato mai qualcosa del genere???

  • gianni

    @lordmax
    beh questo si può argomentare, non lo nego. Ma se un tizio qualunque scrive sul suo blog che io sono un ladro e non è vero, devo avere almeno uno strumento per difendermi, non credi? Tieni conto che ci sono blog amatoriali letti da migliaia di persone.

  • http://www.lordmax.com lordmax

    @gianni
    Assolutamente concorde.
    Solo che bisogna fare dei distinguo.
    Ad oggi hai due strumenti potentissimi da usare:
    La richiesta di smentita ai giornali… lato professionale quindi
    La querela verso i privati… che porta ad un accomodamento e può essere rimossa oppure porta alla denuncia con tutte le conseguenze del caso.

    La legge così come è concepita serve solo a tappare la bocca all’informazione non professionale che non può permettersi uno staff ne una multa da 10-25.000 euro.

  • Paolo

    @macbeth

    Concordo con te in quasi tutto, ma permettimi di precisare che DEMOS non significa POPOLO, ma “suddivisione geografica delle tribú ateniesi”, quindi la sua traduzione corretta è piú vicina alla parola “CLAN” e, in questa accezione, la parola democrazia dovrebbe essere piú propriamente e modernamente tradotta come “Governo di Gruppo”, considerando poi che l’accesso al potere nella Atene antica era ristretto agli uomini liberi, e quindi non alle donne ed ai servi, possiamo capire come la tanto sbandierata DEMOCRAZIA greca, vista dal nostro punto di vista moderno, sarebbe né piú né meno come una repubblica degli Aiatollah.

    Per il resto, come ho già detto, sono daccordo con te.

    Saluti

  • Ratamusa

    @2….

    Chi decide che è una menzogna? È sufficiente che qualche potente (molto più di te)decida che tu hai pubblicato qualcosa che non gradisce e tu sei morto.
    Non importa se tu hai detto la verità.
    Lui costruisce prove verosimili che hai detto una menzogna (se è potente a sufficienza, può farlo) e tu sei spacciato.

    È quello che vuoi?

  • Paolo

    @Ratamusa

    Esattamente,
    purtroppo la legge esiste perché esistono i disonesti, se tutti fossimo onesti la legge non avrebbe motivo di esserci, ci sarebbe un ordine dettato dalla legge interna di ciascuno di noi, ma, come ben sanno tutti, cosí non è. Quindi, è giusto protestare su ogni cavillo, anche il piú insignificante, di qualsiasi norma, legge e decreto, perché, come ben fai notare, chi ha i soldi ed il potere per farlo, cercherà di raggirare tutto il raggirabile per poterla fare franca a qualsiasi costo e pagando tutto quello che potrà, visto che il problema, per questo tipo di individui non è il denaro, ma le conseguenze che le loro azioni disoneste possono loro causare.
    Questa è la realtà. Poi, è chiaro, ognuno può vederla come meglio crede. As a matter of fact, this is a free world. ;-)

    Saluti dal Brasile

  • Ratamusa

    @10
    Io parlo di quelli che la legge la fanno ma poi si guardano bene dal rispettarla. Per loro la legge è solo per chi non ha voltato per Lui, per i suoi amici o, politicamente, finanziariamente e socialmente, sono avversari, nemici o inferiori.

    Non faccio nomi, e preciso che non ci sono errori grammaticali o lessicali in quanto scritto. Ho solo voluto fornire indizi sui personaggi a cui mi riferisco.

    Il riferimento è privo di colori ( o li ha tutti, fai tu).