Uno, nessuno o centomila
Quanti saranno i browser sul prossimo Windows 7? Nessuno, come ha annunciato Microsoft; uno, come è sempre storicamente stato; o centomila, come un mercato perfetto vorrebbe? Una scelta limitata sembra essere l'oligopolio che va configurandosi
Uno, come era in passato
La Commissione Europea ha iniziato ad indagare su Microsoft nel momento in cui Opera Software ha sporto denuncia presso la Commissione Europea. Era il 13 Dicembre del 2007: «Opera ha chiesto alla Commissione di intraprendere le iniziative necessarie per costringere Microsoft ad offrire agli utenti una vera possibilità di scelta e a supportare gli standard aperti del web». Jon von Tetzchner, CEO Opera, tentava così le vie legali per trovare più spazio all’interno di un mercato occupato ai tempi da IE, Safari e da un arrembante Firefox.
Nel tempo alla denuncia si sono accodati Google e Mozilla, gli altri due gruppi interessati a scavarsi una nicchia OEM di maggior prestigio. Negli anni, però, la situazione è andata sedimentandosi ed anche il monopolio di Explorer è stato messo in crisi. Merito di Mozilla, soprattutto, che in Europa ha saputo ottenere risultati esaltanti in grado di limare giorno dopo giorno l’egemonia del browser di Redmond.
Secondo i dati Net Application ad oggi Internet Explorer è usato a livello mondiale nel 65.5% dei casi. Firefox è al 22.51%, Safari all’8.43%. Chrome è ormai all’1.8% mentre Opera è addirittura sotto Netscape a quota 0.72%. Dal Dicembre del 2007, quando la denuncia è scattata, IE ha perso ben 11 punti percentuali, Firefox ne ha guadagnati 6 e Safari 2. Chrome ancora non c’era, Opera è rimasto sostanzialmente stabile. Lo 0.3% quantifica la dignità di menzione di tutto il restante corpus di browser esistente.
La caduta progressiva del dominio apparentemente incontrastato di IE, però, è diventata la prima arma di difesa a disposizione di Microsoft: il gruppo, infatti, oggi ha buon gioco a dimostrare, numeri alla mano, come il quasi-monopolio fosse dettato in passato da una superiorità tecnica e non dal vantaggio derivante dalla quota di mercato di Windows. Mentre Windows ha infatti visto appena appena scalfito il proprio dominio, IE è caduto dal 90 al 65%, con Firefox ad avere punte di eccellenza proprio in Europa, ove la vertenza è in corso.
Negli Stati Uniti Microsoft ha già risposto ad accuse similari e ne è uscita indenne: IE, per scelta progettuale, non era scindibile dal sistema operativo e l’indissolubilità del legame non poteva pertanto essere soggetta ad una sanzione antitrust. La Commissione Europea ha suggerito a Microsoft un progetto diverso per Windows 7, e così è stato: se oggi Windows 7 e Internet Explorer 8 sono scindibili, rimane però da capire come tale opzione debba essere realizzata.
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