Google, 4 responsabili chiamati a testimoniare
Google è chiamato alla sbarra per spiegare le proprie motivazioni relativamente al video sotto accusa fin dal 2006 per i contenuti relativi ai maltrattamenti di un compagno affetto da Sindrome di Down. Trattasi di un processo unico in Europa
Nei giorni scorsi un caso simile si è ripetuto relativamente ad un video caricato su YouTube: nel caso specifico dalla parte dell’accusa v’era Vittorio Sgarbi, il quale avrebbe tirato in causa Google per un video relativo ad una conferenza pubblica di Marco Travaglio. Si spiega sul blog di Google Italia: «Il legale di Vittorio Sgarbi ha ritirato spontaneamente le accuse perché si è reso conto che non ci sono responsabilità attribuibili a YouTube, in quanto è solo la piattaforma che ha ospitato il contenuto. Come si usa in questi casi, visto il sereno scambio di opinioni tra le parti, Google ha in effetti evitato di chiedere a Vittorio Sgarbi il pagamento delle spese legali». Ma la precisazione successiva è oltremodo esplicativa di quel che Google intende portare avanti nella difesa dei propri dirigenti: «La cosa veramente importante è rappresentata dal fatto che questa decisione è una ulteriore conferma del principio secondo cui la piattaforma che ospita un contenuto creato da un utente non è responsabile del contenuto stesso». Per quel che vale, trattasi di un precedente. Ed è un precedente che avviene a pochi giorni dalla chiamata in causa di Google nella più nota vicenda del video del 2006.
La decisione è nelle mani del giudice Francesco Cajani, ma trattasi di qualcosa che va ben oltre il caso specifico. Il processo, infatti, rappresenta un unicum nel panorama giudiziario europeo e sul bilancino vi sono elementi delicati quali la tutela dei diritti e la possibilità per Google (ed aziende omologhe) di fungere da tramite privo di responsabilità per i contenuti immessi dagli utenti. I rappresentanti di Google oggetto della denuncia rischiano fino a 36 mesi di sanzione penale.
L’impianto sul quale si è sviluppata la rete ed i servizi correlati, probabilmente, rischiano però ancora di più. Per questo motivo la decisione di Cajani potrebbe essere basata su di una ponderazione che va ben oltre la suscettibilità che i tre minuti del video sotto accusa possono solleticare: in ballo v’è qualcosa di determinante e la stessa definizione delle responsabilità in capo agli autori del filmato (invece che ai responsabili della repository) potrebbe essere un importante passo avanti. Il mondo intero sta guardando a Cajani: l’Italia, spesso poco avvezza alle regole inerenti i nuovi media, ha una possibilità importante per dimostrare la propria sensibilità sul tema.
Se vuoi aggiornamenti su Google, 4 responsabili chiamati a testimoniare inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

















