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MCS Music America: il copyright sia sdoppiato

MCS Music America gioca pesante: Microsoft, Yahoo e RealNetworks sono state denunciate per violazione di copyright per non aver firmato alcun contratto per i diritti sulle composizioni, ma solo per le distribuzioni. Richiesti 150000 dollari per ogni file

Una nuova causa per violazione di copyright fa capolino negli Stati Uniti, ma nel caso specifico i termini dell’accusa appaiono tanto grossolani dal configurare una vera e propria caricatura grottesca di quello che le normative sul copyright rappresentano oggi. Ad essere tirati in ballo sono nomi quali Microsoft, Yahoo e RealNetworks. Dalla parte dell’accusa, invece, la MCS Music America, gruppo gestore dei diritti di almeno 45000 brani musicali.

Secondo la MCS Music America la violazione è nei music store messi in piedi dai tre gruppi sotto accusa. I marketplace di file musicali, infatti, hanno sì firmato accordi di distribuzione con le major, ma non avrebbero mai firmato alcun accordo relativamente alle composizioni. La MCS Music America, insomma, pretende il riconoscimento di uno sdoppiamento del diritto: da una parte v’è lo spettante agli autori, dall’altra lo spettante alle distribuzioni. Solo quest’ultima parte sarebbe sanata dagli accordi intessuti, mentre tutto lo spettante gli autori non sarebbe mai stato affrontato.

Non solo si tratta di una forzatura evidente delle norme e della situazione attuale, ma l’accusa ci va pesante anche nelle richieste: 150.000 dollari per ogni singolo brano contenuto in violazione nei vari music store. Secondo PaidContent la MCS Music America avrebbe prodotto un elenco lungo 90 pagine annoverante ogni singolo caso e la quantificazione della richiesta sarebbe direttamente correlata alla quantificazione del danno prodotto per la mancata contrattazione dei singoli diritti.

Nessun commento giunge al momento da Microsoft, Yahoo e RealNetworks. Il sito della MCS Music non riporta informazioni maggiormente specifiche, ma sbandiera nomi altisonanti nella propria scuderia: si va da Elvis Presley a Mariah Carey, da Fat Boy Slim a Moby, dai Metallica a Shaggy, fino ai Fugees, Pet Shop Boys, David Bowie e via dicendo. Dall’elenco delle ipotetiche violazioni non compaiono tuttavia nomi di rilievo.

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  • Giordano

    “La MCS Music America, insomma, pretende il riconoscimento di uno sdoppiamento del diritto: da una parte v’è lo spettante agli autori, dall’altra lo spettante alle distribuzioni. Solo quest’ultima parte sarebbe sanata dagli accordi intessuti, mentre tutto lo spettante gli autori non sarebbe mai stato affrontato.”

    In realtà non è che sia MCS America a pretenderlo, è che è effettivamente così, ci sono 2 diritti: quello del proprietario del master e quello degli autori/editori, che (come in questo caso) sono spesso figure differenti.

    Negli USA questo diritto non viene amministrato dalla relativa consorella SIAE. Il flusso del denaro del diritto d’autore è diverso. Tecnicamente per gli usi incriminati (si noti infatti che non viene tirato in ballo iTunes, che fornisce il download e non lo streaming on demand). [per il download 'a la iTunes' negli USA, ad esempio, è compito della discografica detentrice dei diritti sul master ottenere dall'editore l'autorizzazione allo sfruttamento della canzone incorporata nella propria registrazione]
    Non conosco tecnicamente il caso per poter dire se siano nel giusto o nel torto, ma MCS potrebbe anche aver ragione.

  • http://www.webnews.it Giacomo Dotta

    Condivido. La cosa è però strana: dopo anni, la procedura era ormai standard. Ancor più strano il fatto che non si sia cercato di colpire il leader assoluto del settore: iTunes.

    La causa potrebbe avere un motivo d’essere. Ma ha contorni paradossali.