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Anche Intel ha lavorato su Chrome OS?

Intel spiega di non essere stata colta di sorpresa dall'annuncio di Google e di aver collaborato (non si sa in che misura) alla stesura del progetto. Il nome Intel non compare però nella lista dei gruppi in partnership, il che prelude a possibili frizioni

Anche Intel avrebbe collaborato con Google per il progetto Chrome OS. La notizia giunge tramite un portavoce del produttore di chip e rappresenta sicuramente un grosso slancio ulteriore per il nebuloso concept che Google sta per proporre al mondo del computing. Di per sé il coinvolgimento del numero uno dei chip al mondo non è nulla di sconvolgente, ma c’è una stranezza in tutto ciò: Intel non compariva nell’elenco iniziale che Google ha formalizzato circa i grandi gruppi in partnership sul progetto.

A tutt’ora la lista prodotta dal team di Chrome non è stata aggiornata: Acer, Adobe, ASUS, Freescale, Hewlett-Packard, Lenovo, Qualcomm, Texas Instruments, Toshiba, ma niente Intel. L’ammissione appare dunque unilaterale, peraltro scarna di dettagli: «Lavoriamo con Google su una varietà di progetti, inclusi elementi di quest’ultimo. Siamo stati informati della cosa per qualche tempo». Nessuno sviluppo ulteriore e, vista la rinuncia di Google ad annoverare Intel nel gruppo, probabilmente si è trattato di un contatto iniziale privo di riscontri effettivi.

Intel potrebbe essere minacciato dal progetto Chrome OS al pari di Microsoft. Il nuovo sistema operativo porta infatti avanti una nuova idea di mercato e tanto il software quanto l’hardware ne rimarrebbero mutilati alla radice. Microsoft potrebbe vedere Windows surclassato da un sistema operativo di basso profilo e tale da spostare in rete il computing, mentre Intel dovrebbe produrre chip di minori capacità (e minori consumi) per riuscire a conquistarsi uno spazio nel difficile cuore dei Netbook. Atom, ad oggi, non sembra però in grado di sfidare ARM e la sfida a livello hardware/software potrebbe pertanto diventare una sfida tra piattaforme che potrebbe vedere il mondo delle applicazioni online opposto ad un polo che troverebbe il proprio punto focale proprio attorno ad Intel. Secondo Eric Schmidt, CEO Google, questa opposizione non verrà invece a crearsi: Chrome OS è destinato ad estendere l’utenza, non a sostituirsi a Windows sugli utenti già attivi sui netbook. Chrome è una opportunità in più per i produttori: è questa l’idea che Schmidt vuol lasciar passare. Redmond, però, probabilmente non si fida.

Prima che Chrome OS giunga sul mercato occorrerà aspettare ancora almeno un anno. Nel frattempo le alleanze dovrebbero diradare una situazione al momento ancora confusa e fatta più di annunci che non di codice. Non a caso l’unica immagine esistente si è dimostrata essere un falso e per il resto è stato tutto un ipotizzare fatto di scarni indizi e difficili proiezioni di medio periodo.

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  • http://nd Paolo

    Scott McNealy nel 2002 aveva preconizzato la fine del fat computer e l’avvento del netcomputer.
    Ora la Sun non c’è più…
    La situazione adesso potrebbe essere più matura rispetto ad allora ma bisogna anche vedere cos avogliono gli utenti.
    I prodotti online non hanno lo stesso livello di funzionalità dei prodotti offline. Ma avete provato ad utilizzare veramente per più di due ore Gogle Docs senza rischiare l’esaurimento nervoso ?
    Forse le rich internet application potranno costituire una vera novità ma in questo campo i veri leader sono Adobe con Flash e Microsoft con SilverLight.
    Vediamo Google cosa si inventa…

  • Paguro

    Speriamo bene.

  • anonymous

    È il prossimo flop IMHO.
    Nessuno ha bisogno dell’ennesimo mini OS Linux brandizzato Google.

  • http://www.giovannicappellotto.it Giovanni Cappellotto

    Non si capisce perché le aziende dovrebbero passare ad un sistema operativo diverso e cambiare tutti gli applicativi, ammesso che prima del passaggio ci siano gli applicativi compatibili. Programmi di gestione,contabilità,amministrazione,ecc. Non sono passate a Vista, proprio per questo motivo,perché dovrebbe riuscirci Google ?
    A meno che Google non carichi di elementi di brand fortissimi il proprio progetto, elementi di brand che Google non ha mai avuto. In questo settore si scontrerebbe poi con Apple che attorno al brand ha costruito 25 anni di marketing. Insomma, non vedo proprio un possibile mercato per questo progetto.