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La Banca d’Italia diffida Zopa: stop al “prestito P2P”

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Lo scorso venerdì la Banca d’Italia ha diffidato Zopa dal proseguire la propria attività, in un meccanismo di prestiti finanziari che sul Web ha già preso il nome di social lending.

Prestito sociale, una sorta di passaggio di denaro diretto tra chi ne vuol prestare e chi vuole usufruirne, senza lo step centrale di un istituto bancario.

Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, così com’è strutturata, Zopa non può continuare ad essere presente all’interno dell’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106.

Questo il comunicato che compare sull’homepage del servizio:

In data 10 luglio 2009 è stato notificato a Zopa il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, su indicazione di Banca d’Italia, ha cancellato dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106 la nostra società. Come conseguenza immediata ci vediamo costretti a sospendere la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi Prestatori.

La società sta valutando tutte le iniziative, anche di natura giurisdizionale, per tutelare la propria posizione e la community. Vi terremo informati su tutte le attività che metteremo in atto per salvaguardare un’iniziativa innovativa, etica, sociale e vantaggiosa per tutti i partecipanti.

Un link approfondisce poi la questione, soprattutto nell’interesse di coloro avessero già movimentato somme di denaro.

Il motivo che ha portato alla sospensione pare dunque essere da ricercare nel fatto che una somma, quando in attesa di essere acquisita da chi andrà a ricevere il prestito, rappresenta a tutti gli effetti un deposito, sebbene senza generare costi di gestione o interessi.

Quale futuro attende dunque Zopa?
L’ipotesi più probabile è che i gestori del servizio vadano a modificarne la struttura al fine di rientrare nei limiti di attività previsti dalla vigente normativa.

Il timore degli utenti, cresciuti numericamente negli ultimi anni, è quello che così facendo Zopa possa snaturare il suo apprezzato sistema di funzionamento.

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  • 13/07/2009 alle 15:59 #146236

    Cristiano Ghidotti
    Participant
    13/07/2009 alle 16:36 #198621

    Matteo
    Membro

    è evidente che tutto quello che non è gestibile dalle banche non viene visto di buon occhio dagli stessi banchieri. è chiaro che un servizio che disintermedia le banche irriti la banca d’italia, il cui azionariato è fatto da banche private.
    il vero problema sta nel fatto che chi deve decidere sul servizion non è un organo bancario, ma eventualmente il ministero del tesoro.

    02/10/2009 alle 21:23 #198622

    Vittorio
    Membro

    zopa potrebbe decentrare e restare attiva fuori dai confini italiani, la dove finisce la giurisdizione della stessa banca d’italia.
    continuare ad oparare in questo modo in rete anche in lingua diversa, in fin dei conti gli utenti interessati potranno sempre raggingere zopa purchè rimanga in rete.
    in fin dei conti si tratta di spostare la sede legale fuori dai confini