Digital.it
QR code per la pagina originale
blog.jpg

Il sesso degli angeli

Prendiamo una parola come “URL”. Nasce in inglese, diventa un acronimo, finisce su di un articolo in italiano. Il dubbio è lecito: maschile o femminile? Nel comporre il titolo ce lo siamo immediatamente chiesti: come è corretto comportarsi? Una semplice ricerca riconsegna già approfondite discussioni sul tema, ma se ne esce comunque con verità basata [...]

Prendiamo una parola come “URL”. Nasce in inglese, diventa un acronimo, finisce su di un articolo in italiano. Il dubbio è lecito: maschile o femminile?

Nel comporre il titolo ce lo siamo immediatamente chiesti: come è corretto comportarsi? Una semplice ricerca riconsegna già approfondite discussioni sul tema, ma se ne esce comunque con verità basata su dati di fatto, non certo su di una teoria. L’abitudine all’uso, insomma, determina una regola per l’uso stesso.

Alla fin fine si tratta di una discussione sul sesso degli angeli, tanto complessa quanto inutile. Ma quando ci si trova innanzi a questi dubbi è avvilente dover far spallucce e proseguire in piena coscienza del fatto che, comunque sia, non si sarà scelta una via corretta al 100%. Informatica e lingua italiana hanno ancora molte cose da concordare.

Se vuoi aggiornamenti su Il sesso degli angeli inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://cli.gs/AsTdgB Fabio M.

    URL ha più o meno come traduzione Indirizzo che è maschile, quindi è maschile :D

  • Fabio M.

    URL si traduce con indirizzo (più o meno dai) che è maschile, quindi l’URL è maschile :D

  • Michele C. Soccio

    La grammatica parla chiaro: i sostantivi stranieri vanno al maschile e sono indeclinabili.

  • http://www.webnews.it Giacomo Dotta

    Come da titolo: “GLI angeli”, maschile.

    Buono a sapersi. Ma son pronto a scommettere che si troverà presto un’eccezione alla regola. Sennò che regola è? No? :)

  • http://www.soccio.it/ Michele C. Soccio

    @Giacomo,
    beh, ovviamente una cosa è la regola, una cosa è il dire comune. Ad esempio in italiano non esiste nemmeno il fatto che si metta l’articolo davanti ai cognomi di persone femminili (“la D’Addario”, giusto per fare un esempio attuale).

  • http://www.webnews.it Giacomo Dotta

    L’italiano è una lingua tremendamente liquida…

  • Enzo R.

    Apprezzo veramente questo scambio di commenti sulla lingua italiana, sempre più bistrattata specie da ?noi informatici?. Mentre occorre dare atto che l?informatica nasce anglofona, come il linguaggio musicale nacque italiano (con evidenti tracce che permangono tuttora), è anche opportuno rilevare che il crescente abuso di termini inglesi nella nostra lingua non di rado dà luogo a testi che né gli italiani né gli inglesi capirebbero (certe specifiche tecniche di prodotti informatici, a mio avviso, dovrebbero essere sempre scritte in inglese).

    Sono d?accordo: la lingua italiana è tremendamente liquida e col nostro dire comune la imbottigliamo a proprio piacimento ma qualche limite ci vorrebbe, senza l?accanimento dei francesi che sono riusciti a tradurre anche il termine ?software?.
    Osservo che il sostantivo ?tecnica? è scomparso, citato soltanto come aggettivo, e sostituito da ?tecnologia? , seguendo pedissequamente la lingua americana. In effetti, la tecnologia è la disciplina che studia le tecniche (che sono un prodotto del processo tecnologico) e, quindi, il suo abusato plurale ?tecnologie? è privo di senso, come lo sarebbero, tanto per citare esempi, i termini ?filosofie?, ?giurisprudenze? e ?medicine? (che in italiano assume un significato completamente diverso dalla medicina intesa come disciplina di studio). Ma mi rendo conto che questa è una delle tante battaglie perse: anche i dentifrici oggi sono prodotti con ?nuove tecnologie? e non con nuove tecniche.

  • http://www.caccavella.com Francesco Caccavella

    @Michele L’attribuzione del genere a termini stranieri è dettato generalmente dall’uso (a cui la grammatica si adegua).

    Le parole straniere (soprattutto quelli inglesi che non hanno genere) prendono di solito in italiano il genere della corrispondente traduzione (analogia semantica). Per questo diciamo (e De Mauro certifica http://is.gd/1KoTu) l’e-mail e non *il e-mail oppure la hall e non *il hall.