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Registrare un dominio .it può essere un rischio

Alcune norme già approvate dal Senato impongono gravi responsabilità per chi registri domini .it in violazione del trademark altrui. Sanzioni penali per chi firma la LAR, ingiunzioni economiche alle aziende. Il Registro .it afferma la propria neutralità

I domini .it potrebbero essere un rischio oltremodo serio per le aziende che li registrano. Il problema è infatti insito in una nuova legge dello Stato, già approvata in Senato, secondo cui la responsabilità per un eventuale danno al trademark altrui potrebbe essere punito con somma severità. Il tutto potrebbe pertanto riflettersi su di un rallentamento delle procedure di registrazione, scoraggiando così le imprese italiane all’approdo sul Web: affiancando l’errore ed il dolo, la normativa crea una zona di rischio che molte imprese potrebbero voler evitare.

A lanciare l’allarme è stato lo l’avv. Fulvio Sarzana, secondo il quale «basta che io possa conoscere dell’esistenza di un marchio simile a quello registrato perché ricada nel reato di contraffazione [...] Ma i registri dei nomi a dominio sono pubblici, consultabili da tutti; quindi, in ogni caso varrà il fatto che io possa sapere dell’esistenza di un marchio simile, registrato in precedenza. Tutto verte sulle modifiche alla normativa, spesso però con posizioni discordanti a livello interpretativo».

Alla luce delle novità emerse, abbiamo chiesto al Registro .it un parere relativo alla posizione del Registro stesso in questo nuovo quadro normativo che va configurandosi: come si configura la posizione e la responsabilità dell’intermediario nel momento in cui un utente chiede la registrazione di un dominio potenzialmente in violazione? Spiega Anna Vaccarelli, responsabile Relazioni esterne, media e comunicazione del Registro .it: «Come noto, il sistema di registrazione dei domini .it prevede che il nome a dominio sia assegnato in uso al richiedente previa sottoscrizione della lettera di assunzione di responsabilità (Lar): firmando il documento, il richiedente si assume tra l’altro la piena responsabilità civile e penale relativamente all’uso del dominio richiesto. Nell’attuale sistema di registrazione, “asincrono”, l’utente finale invia la Lar direttamente al Registro. L’introduzione del sistema di registrazione “sincrono” andrà a regime dal 28 settembre e inciderà soprattutto sulle modalità di trasmissione dei dati da Registrar e Registro .it: l’assunzione di responsabilità sull’uso del dominio resterà comunque in carico all’assegnatario».

Pertanto, continua il Registro: «Il Registro .it si comporta di fatto come un servizio di anagrafe. Il controllo sulle richieste di registrazione – limitato alla verifica della correttezza formale delle richieste – viene oggi effettuato “ex ante” all’atto dell’inserimento della Lar da parte degli operatori del Registro ed eventualmente anche in un secondo momento (su iniziativa del Registro stesso o su richiesta di terze parti) tramite la verifica dei requisiti soggettivi che a suo tempo hanno determinato l’assegnazione del dominio. Il sistema “sincrono”, ovviamente, non prevede controlli “ex ante” dal momento che i domini .it dal saranno registrati in tempo reale. Il sistema di verifiche, in questo caso, prevederà controlli a campione “ex post”, secondo modalità che saranno stabilite dal ministero vigilante».

La neutralità del Registro è confermata anche in una fase successiva, quando debbano presentarsi delle contestazioni tali da avviare una procedura per dirimere una controversia: «Anche per quanto riguarda le contestazioni, il Registro .it non prende parte alla risoluzione delle controversie tra i soggetti che reclamano diritti sul medesimo dominio, ma si limita a fornire loro lo strumento (procedura di opposizione) che consente anche una risoluzione extragiudiziale della disputa. Resta comunque tutto da misurare l’impatto delle modifiche legislative sugli utenti finali: novità oggetto in queste ore di ampio dibattito tra i giuristi, spesso su posizioni contrastanti».

Il rischio, spiega Guido Scorza a Repubblica.it, è grave: «Fino a tre anni di carcere per la persona fisica che registra. Per l’azienda, una sanzione in base al capitale sociale. Per esempio, fino a 10 milioni di euro per una Srl che ha un capitale di 2 milioni». Registrare un dominio .it, insomma, potrebbe imporre pesanti tutele preventive, poichè la registrazione di un nome in potenziale violazione determinerebbe un rischio difficilmente sopportabile e prima d’ora scarsamente considerato.

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  • smal

    già un errore gravissimo lo hanno fatto: per poter visitare il sito bisogna obbligatorialmente scrivere http://www.registro.it, mentre se si scrive http://registro.it si viene dirottati sulle solite pagine dei motori di ricerca che avvisano dell’inesistenza del dominio. questo in quanto non son stati settati i DNS correttamente. e poi registro.it non è altro che un redirect a nic.it, il quale è anch’esso affetto dal problema dei DNS non settati.

  • Lu

    che bisogno c’era di fare una cosa del genere? non capisco perchè si dovrebbe arrivare a fare 3 anni di carcere per un dominio…che poi per arginare sta stron***a basta registrare un dominio .com!
    un grazie e un plauso a tutti coloro i quali hanno votato il sig. Silvio B.

  • Sbalky

    Non capisco perché dovrebbe “scoraggiare le imprese italiane all’approdo sul Web”. Mi sembra che sia una norma “anti-furbetti”, non vedo come possa essere un deterrente per aziende normali che registrano i marchi di cui sono realmente proprietarie. Mi sono perso qualcosa?

  • http://www.webnews.it Giacomo Dotta

    Per i furbetti potrebbero essere misure addirittura leggere. Ma se registri un dominio senza sapere che è un nome registrato?

    Norme simili rischiano di colpire l’uomo della strada, o la piccola aziendina, quella che non ha mezzi e tempo per controllare e che approccia la situazione con maggior superficialità

  • Sbalky

    Ovviamente non conosco la legislazione in merito al problema, ma credo che se dimostro dati alla mano la mia buona fede, portando un prodotto reale che, per puro caso, ha lo stesso nome di un marchio registrato, nessuno mi metterà in galera per tre anni. Credo.

  • Andrea

    La prima volta che provai a registrare un dominio fu naturalmente un .it

    Quando poi leggendo mi resi conto che avrei dovuto mandare un fax … UN FAX ?!?!? all’ente pinco pallino ho eliminato il dominio di primo livello it dalle mie opzioni.

    Sono ridicoli nel 2009 ancora pensano ai FAX abbiamo dei burocrati vecchi sia fuori che dentro che non capiscono la tecnologia.
    Se registro un .com in 10 minuti ho risolto ogni problema e fine dei giochi. L’unica cosa ben scritta è che se danno dati falsi si rischia di perdere diritto al dominio.

    Fidatevi lasciate perdere i domini .it e pensate a un .eu , .com , .net o .org (se siete unsito no profit).
    Fa più internazionale e non lede certo all’immagine di un azienda Italiana anzi secondo me ci guadagna.

    Dopo questa poi la mia posizione è ancora piu decisa non comprerò mai e poi mai un dominio .it

  • http://www.armani.si Luca Armani

    VOGLIO FARMI 3 ANNI DI GALERA, MI OFFRO COME PRIMO VOLONTARIO

    http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/tecnologia/diritti-web/decreto-sviluppo/decreto-sviluppo.html

    Buongiorno, mi chiamo Luca Armani e mi scuso per il disturbo.
    Ho letto venerdì 24 luglio 2009 l’articolo sopra linkato.
    Nella parte finale dell’articolo parlano di me.
    Io farei volontariamente tre anni di carcere con condanna anche senza processo per riottenere il mio sito web http://www.armani.it,
    ma quando esco di galera mi toglierei quantomeno la soddisfazione di far percorrere allo stilista Giorgio Armani
    tutta la via Montenapoleone e dintorni * ***** *** ****.

    La mia sentenza è stata assurda ma questa nuova legge lo è ancor di più.

    Distinti saluti
    Luca Armani

    http://www.armani.si

  • http://www.mns.it Natale Borriello

    i furbetti la devono smettere di dare fastidio, ed infangare la rete, provate a registrare i domini http://www.milu.it oppure parmauto.it … non è vero che non si può registrare un dominio con l’intento di bloccare chi veramente ne ha bisogno? non è vero che non si può rivendere con estorsione ciò che illeggittimamente si è comprato?? Quindi, spero che le regole del .it siano adottate anche per le altre estensioni, e vi dirò di sono sicuro che saranno adottate x tutte quelle aziende che operano e lavorano nel nostro amato territorio nazionale.

  • Roy

    Il sito io lo registro col nome che mi pare per lo scopo che mi pare, un conto è dichiarare illegale rivendere siti un conto dichiarare illegale chi ha lo stesso nome di un altra persona famosa…

    Mi chiamo Ferrari e mi registro ferrari.it per fare il mio blog, amen e tuo…

    Si svegliasse prima la gente…

  • http://web.napontadalingua.pro.br Paolo Dodet

    @Andrea
    Già ho commentato in merito su un altro post di edit, quando fu annunciato che i domini .it sarebbero stati venduti in maniera sincrona. Rimasi sbigottito sapendo che in Italia i domini nazionali non erano venduti cosí, ma in maniera asincrona, non abito piú in Italia e quindi non lo sapevo, pensavo davvero che nel bel paese le cose fossero un po’ piú rapide e moderne, ma mi sbagliavo di grosso.

    Per quato riguarda il post attuale credo che si dovrebbe dare modo a chi vuole acquistare un dominio .it di verificare in tempo reale l’esistenza di marche già registrate e quindi dare la possibilità all’utente di non incorrere in un reato. Chi è onesto ringrazierà ed userà, sicuramente.

    In Italia la legge serve per proibire e non per permettere, quindi il codice è un nemico e non un amico del cittadino. Napoleone fecit.

  • Marco

    Piena solidarietà a Luca Armani, al quale la “giustizia” ha strappato un dominio con modi assurdi.
    La verità è che le leggi, TUTTE, sono create ad hoc per i potenti.
    E non badiamo a destra, sinistra, centro, sono tutti della stessa pasta.

    Se il mio cognome è lo stesso di una marca famosa è colpa mia? Per questo devo essere passibile di reato?