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Murdoch: i miei siti a pagamento entro un anno

Murdoch chiuderà i contenuti delle proprie testate online e li metterà a disposizione esclusiva degli abbonati. La News Corp passa dall'advertising alla distribuzione a pagamento e Murdoch promette pertanto guerra feroce a chi non rispetterà il copyright

Rupert Murdoch ne è ormai certo: l’advertising non può più essere un punto di riferimento per l’editoria online ed il business plan di una azienda che intende monetizzare i propri contenuti in rete non può basarsi su di un modello univoco incentrato sulla pubblicità. Per questo motivo la rivoluzione sarebbe ormai vicina: entro la prossima estate tutti i siti di area News Corp. saranno accessibili soltanto a pagamento.

Murdoch lotta da tempo contro il “tutto gratis” della rete. La crisi economica ha riacceso le convinzioni dello “squalo” australiano ed i conti dell’ultimo trimestre (entrate in ribasso di un miliardo di dollari rispetto al medesimo trimestre dell’anno precedente) hanno convinto una volta di più il magnate ad imporre la virata. Murdoch si dice certo del fatto che l’operazione porterà buoni risultati e che, proprio in conseguenza della bontà della scelta, saranno molti gli editori a seguirne le orme. Se così sarà, la scelta di un gruppo scatenerebbe una reazione a catena tanto auspicata da Murdoch quanto osteggiata da quanti non vedono nella vendita un modello praticabile per uno strumento tanto peculiare quale il World Wide Web.

Interessati dalla rivoluzione saranno nomi quali The Times, The Sunday Times, The Sun e The News of the World. Trattasi di testate che viaggiano sul ritmo di milioni di utenti mensili e la cui chiusura ai soli abbonati ridurrebbe presumibilmente il tutto ad una nicchia di pochi intimi: le cifre raccolte ed i residui in advertising saranno sufficienti a supportare i costi delle attività editoriali e la perdita degli introiti odierni?

L’iniziativa ovviamente si condisce anche di un contesto direttamente correlato: Murdoch ha promesso guerra a tutti coloro i quali preleveranno le notizie dei siti per abbonati rendendole di pubblico dominio. Una volta messi in vendita, infatti, i contenuti dovranno essere monetizzati a sufficienza e non sarà più tollerabile qualsivoglia incursione parassita da parte di siti esterni. Murdoch non ha precisato oltre le proprie intenzioni, ma la News Corp ha immediatamente messo le mani avanti: le regole stanno per cambiare.

Se vuoi aggiornamenti su Murdoch: i miei siti a pagamento entro un anno inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • Jepessen

    Boh, personalmente io sono disposto a pagare un abbonamento per un servizio di qualità… Il problema è che rimarranno in giro alternative gratuite di alto livello (finora tutte le maggiori testate giornalistiche) che offrono lo stesso servizio, quindi uno dovrebbe, come dire, essere ‘fan’ delle testate di Murdoch per pagare l’abbonamento…

  • emmebì

    Credo che prima o poi questa “euforia” del tutto gratis si smorzerà..

  • Giacomo

    Anche le news ormai sono pubblicità: di una fazione politica, di un prodotto, di uno scrittore, di un evento.
    E’ quasi tutta pubblicità (a parte qualche notizia di cronaca), vengono riportate le notizie manipolate (non nel senso di false, ma sottolineano ciò che vogliono e le enfatizzano a piacimento).
    Chi darà un servizio gratuito, avrà la possibilità di ricevere più utenti e di manipolare meglio le idee.
    Penso che mettere a pagamento le proprie notizie non sia la soluzione giusta.

  • ju

    Credo che me ne fregherò altamente di lui e di quelli come lui.

    Gudagnano già cifre stellari in pubblicità.

  • http://antoniolorusso.com antonio lorusso

    Sono proprio curioso di vedere come fara’ a far rispettare il copyright e, sopratutto, cosa intende questo signore con la parola “copyright” sulle notizie. Vuole forse dire che se la sua azienda da per prima una notizia, gli altri non possono dare la stessa notizia? Perche’ non penso proprio che altri siti/giornali/tv siano cosi’ stupidi da fare il compia-incolla delle sue notizie: sicuramente le rielaborano quando decidono di copiare… e quindi? Come fai a dimostrare che una notizia l’hai data tu ed un’altro non ha il diritto di dare la stessa notizia? Prevedo un bel casino!

  • Stefano

    Conto sull’intelligenza delle persone e sul libero scambio di informazioni.
    Spero proprio che la sua sete gli si ritorca contro…

  • Sbalky

    Ci sono un sacco di esempi di alta editoria italiana specializzata in copincolla, errori compresi. Molto se ne è parlato anche qui su Webnews.

  • http://www.patrickweb.it Patrick

    Ci sono GROSSE cifre in ballo… non ho idea di come faranno, ma chi ha i soldi e i mezzi per farlo, cambierà il suo modo di pubblicare le notizie… Per quello che riguarda il Copyright, se uno usa google reader come me perché iscritto via feed-rss al suo sito a pagamento? Mi appioppa la multa anche a me?!… In ogni caso, non ho nulla a che fare con il suo gruppo!

  • Wes

    la cosa figa è che guadagneranno meno che con la pubblicità
    non pagherei mai per l’informazione, a meno che tutte le alternative non siano anche loro a pagamento

  • ju

    Piuttosto mi abbono alle agenzie di stampa.

  • Jepessen

    E su quale ricerca di mercato hai basato le tue informazioni?

  • tacdir

    ma che vada a quel paese questo signore, ma chi se ne frega se vorrà fare pagare per leggere le sue testate, ne faremo a meno, ce ne sono tante di buone. Finirà che nessuno le leggerà più