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L’industria musicale chiede di più ad Apple

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Con una mossa che sembra confermare l’opinione di Steve Jobs a riguardo (“Le etichette sono ingorde”), l’industria della musica pretende che vengano pagati compensi superiori sui download, i film e gli show televisivi che contengono musica tutelata dal diritto d’autore. Comprese le anteprime di 30 secondi concesse su iTunes prima dell’acquisto di un brano.

In pratica, il problema è che ora come ora gli artisti vengono remunerati per ogni brano venduto su iTunes, Amazon e così via, ma nulla gli viene riconosciuto per la musica che suona di sottofondo nei film e negli show televisivi, o attraverso le radio in streaming di iTunes, o nell’anteprima di 30 secondi degli store online. In altre parole, secondo questo approccio, anche quando un utente scarica un film da uno store online, parte del costo del titolo dovrebbe andare a compensare gli autori in proporzione ai brani presenti al suo interno.

E ora, gli artisti e le etichette stanno facendo pressione al Congresso perché le cose cambino, e in fretta, perché il modo in cui la gente usufruisce della musica sta repentinamente cambiando:

Questa è la vera battaglia per il futuro. Mano a mano che la gente guarda gli show televisivi o i film su Internet (in opposizione a TV tradizionale e via cavo) perderemo sempre più entrate sulle esibizioni

È indubbio che in un panorama tanto mutato i meccanismi di raccolta e attribuzione dei diritti vadano profondamente rivisti. Tuttavia, mentre prima era più facile gestirli perché tutta la distribuzione consisteva in concerti, dischi o trasmissioni radiofoniche e televisive, ora il pubblico è infinitamente più poliedrico e sfaccettato, e i mezzi con cui raggiunge la musica infinitamente più sofisticati.

Solo per fare un esempio, l’estrema complessità con cui vengono gestite le ripartizioni dei diritti è oggettivamente la causa principale dell’assenza dei film da affittare in gran parte dei mercati dove opera iTunes Store.

Allora ben vengano le novità, e si dia finalmente inizio alla revisione di organismi come ASCAP, BMI e la nostra stessa SIAE. Ma nessuna revisione dei meccanismi sulle royalties e sul diritto d’autore in senso lato può avere luogo se prima non ci mettiamo tutti d’accordo sul fatto che occorre prima razionalizzare e semplificare l’intero settore. E spiace dirlo, ma le idee proposte oltre oceano non vanno affatto in questa direzione.

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