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Pensavo fosse una notizia, invece era un gruppo su Facebook

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  • «Su Facebook un gruppo agghiacciante […]»
  • «Facebook choc: un gruppo esultava per la strage di Kabul […]»
  • «Facebook, gruppo delirante […]»

E via dicendo. Sono solo alcuni dei titoli che si moltiplicano oggi in Rete per sottolineare una notizia-non-notizia: il fatto che (clamore!) su Facebook sia nato un gruppo che “festeggia” la morte dei militari italiani a Kabul.

Qual è il significato di un gruppo su Facebook? Pressoché pari al nulla: un infimo passaggio su poche bacheche, una vuota provocazione che si sgonfia in pochi minuti, un soffio antipatico che scompare con la rapidità di uno scrolling. Eppure ci pensa la stampa a fotografare il tutto e a darne notorietà. Puntualmente.

Per questo vogliamo tornare sul rilievo posto da Zambardino, il quale si chiede da dove venga il “gusto di fare schifo”:

Un linguaggio molto lontano da ogni cultura politica italiana. Metallico e a dirla tutto artefatto, finto a un chilometro di distanza. […] il gioco dell’orrore, della provocazione insopportabile, della dichiarazione madornale, del paradosso che fa schifo

Tutto questo viene dal nulla. E nel nulla dovrebbe tornare. Ma dedicare grossi titoli al nulla non giova al clima difficile di queste ore, intrise di retorica e di umana pietà.

Il giorno in cui i gruppi su Facebook non faranno più notizia, avremo fatto un passo avanti. E magari riempiremo il bicchiere mezzo vuoto. Anche se ancora non si sa di cosa.

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