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Facebook Beacon: colpito, affondato

La class action avviata in passato contro il sistema Beacon ha raggiunto l'obiettivo: Facebook rinuncia al fronte più invasivo della propria offerta per l'advertising e costituirà un fondo da 9.5 milioni di dollari per la difesa della privacy online

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Facebook cancella Beacon. Il sistema di advertising che tentava di sviluppare sul social network un tipo di pubblicità particolarmente infido e pervasivo, infatti, non solo non ha raccolto il favore degli utenti, ma non ha nemmeno incontrato il benestare della legge ed è caduto vittima di una class action che Facebook ha ora deciso di chiudere amichevolmente.

Beacon si nutriva a fondo dell’essenza del social network. Il sistema proponeva infatti sulle bacheche degli utenti le attività realizzate su siti terzi in partnership, segnalando così preferenze ed acquisti. Così facendo, l’utente esprimeva gusti ed abitudini sulle bacheche degli amici pur, in molti casi, senza aver autorizzato consapevolmente alcunché. Il meccanismo è stato infatti sviscerato da quanti fin da subito hanno nutrito seri dubbi sul sistema, sospettando che non sempre l’utente sarebbe stato conscio delle comunicazioni portate alla propria community.

La class action ha fatto leva su questo sospetto e le pressioni sul gruppo hanno potuto fare affidamento anche ad una sostanziosa raccolta firme. Alla fine Facebook ha mollato la presa: il gruppo ha ammesso le proprie colpe ed ha annunciato la dismissione di Beacon. L’accordo proposto prevede la creazione di un fondo da 9.5 milioni di dollari per promuovere la privacy online. Il documento prevede l’approvazione da parte della Corte deputata a dirimere la class action avviata contro il sistema.

Il mea culpa del gruppo di Zuckerberg è totale e viene comunicato da Barry Schnitt, Director of Policy Communications di Facebook: «abbiamo imparato molte cose dall’esperienza Beacon. Innanzitutto, va sottolineato quanto sia difficile offrire un esteso controllo agli utenti sulle informazioni condivise. Inoltre abbiamo imparato come comunicare in modo efficace i cambiamenti apportati all’esperienza per l’utente». Ammissione non nuova, peraltro, e ricalcante quanto già messo anzitempo sul tavolo dallo stesso Zuckerberg: «Abbiamo semplicemente fatto un brutto lavoro con questa release […] Mi scuso per questo. […] L’utenza deve poter esplicitamente scegliere cosa condividere, e deve poter scegliere se disattivare completamente Beacon se non lo si vuole usare […] è questa la filosofia dietro i nostri recenti cambiamenti».

Quella odierna è una aperta ammissione che compie un definitivo passo avanti, chiude con il passato e che non pone peraltro preclusioni al futuro dell’advertising sul social network. Con la chiusura di Beacon, infatti, Facebook può concentrare le proprie risorse su Facebook Connect, sistema che sta riscuotendo forte successo e grande apprezzamento per la forte eco che una community come quella del social network mette a disposizione.

Facebook ha imparato dal passato, facendo tesoro degli sbagli compiuto. Trattasi nel contempo di una importante vittoria per gli attivisti della privacy online e di un nuovo paletto imposto al modo in cui i servizi in rete sfruttano le informazioni degli utenti per fini promozionali. Un fondo milionario trasformerà le colpe di Facebook in virtù ed è questo passaggio il lieto fine di una class action di evidente utilità sociale.

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