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La Francia contro le fotografie ritoccate

Una proposta di legge tenterà di mettere alla berlina in Francia le immagini ritoccate con Photoshop: le modelle dovranno comparire così come sono, senza inganni per gli utenti. La creazione di falsi standard, infatti, causa complessi problemi sociali

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Seno ampio, gamba magra. Silhouette prosperosa, ma profilo impeccabile. I miracoli della natura, però, spesso sono soltanto prodigi della tecnica. Ingannando l’occhio, però, si inganna la mente e si creano modelli culturali che con la natura hanno poco a che vedere. Nasce da questo attrito la proposta di legge che sta portando avanti la deputata francese Valérie Boyer, la quale punta sulla trasparenza per rompere il meccanismo delle foto ritoccate nel mondo della pubblicità.

I canoni di bellezza dettati dalla moda sono spesso irraggiungibili ed i loro parametri contro natura stanno causando gravi problemi quali anoressia, bulimia o ortoressia. Passando per la nutrizione, le immagini che ingannano l’occhio si rendono direttamente colpevoli di un grave problema sociale e la proposta dell’on. Boyer si basa su questo presupposto: le immagini ritoccate devono essere pubblicamente dichiarate, così che almeno nella forma si possa salvaguardare la verità.

«Vogliamo combattere l’immagine stereotipata secondo cui tutte le donne sono giovani e magre. […] Queste foto portano la gente a credere in una realtà che non esiste, con effetti deleteri sugli adolescenti. Troppi giovani, soprattutto ragazzine, non conoscono la differenza tra virtuale e reale e sviluppano complessi fin dalla giovane età. In certi casi ciò porta ad anoressia o bulimia ed a seri problemi di salute». Secondo la Boyer ed a varie decine di deputati pronti ad appoggiare la causa, però, non è soltanto una questione di salute: trattasi di vera e propria tutela del consumatore.

La proposta legge sembra voler sfidare la pratica del ritocco in modo trasversale, colpendo non solo le immagini delle modelle, ma anche quelle dei politici e dei personaggi pubblici ritratti. La penale dovrebbe essere pesante, pari anche al 50% del costo totale della campagna pubblicitaria per un minimo di oltre 35 mila euro. La Boyer apporta però anche una precisazione: «Non è il tentativo di danneggiare la creatività dei fotografi o delle campagne pubblicitarie, ma un avviso al pubblico sul fatto che quello che stanno guardando è reale oppure no».

Storica immagine ritoccata di Nicolas Sarkozy

Storica immagine ritoccata di Nicolas Sarkozy

Nel contesto della giurisprudenza francese, la proposta Boyer è un continuum che parte dalla proposta che nel 2008 tentava di limitare la proliferazione dei siti pro-ana e pro-mia in Rete. Non si può infatti reprimere, se prima non si è attuata una ferma opera di prevenzione che parta dalle cause culturali alla base di problematiche simili.

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