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Google Books, tutti vogliono il rinvio

Google vuole il rinvio della sentenza perchè le audizioni sono nella maggior parte oppositive; gli autori vogliono il rinvio perchè intravedono la possibilità di un accordo costruttivo; il DOJ vuole un rinvio per non perdere l'opportunità creatasi

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A furor di popolo, la decisione è attesa come un semplice rinvio. Tutti, infatti, stanno premendo affinché la Corte non decida alcunché sul caso Google Books, auspicando al contrario un rinvio di ogni sentenza. La cosa più importante, infatti, è ciò che non si viene a sapere: le trattative sono in atto e una soluzione amichevole è ancora possibile.

La Corte ha tempo fino al 7 Ottobre per sentire tutte le parti in causa. La maggior parte delle audizioni, però, è stata contraria alla proposta di accordo che Google ha avanzato nei confronti degli autori. I motivi sono quelli noti e relativi alla posizione di monopolio che si verrebbe a creare su parte dei libri scannerizzati. Al tempo stesso, però, è opinione comune il fatto che l’iniziativa di Google crei enormi opportunità per il settore. Impossibile, a questo punto, gettare tutto all’aria. Il DOJ è stato in tal senso esplicito: rischi ed opportunità vanno bilanciati nel migliore dei modi, ma questo non significa gettare al macero l’occasione che si presenta.

Le istituzioni sono d’accordo. Google sarebbe d’accordo. E ora anche gli autori si sono espressi in favore del rinvio: «In breve, sia il Governo degli Stati Uniti che le parti in causa sono d’accordo: […] nessuno vuole perdere questa opportunità. Le parti sono impegnate nel portare avanti rapidamente la discussione con il DOJ. È chiaro, però, che la complessità della questione preclude ad un accordo entro il 7 Ottobre». La richiesta del rinvio porta la firma di Boni & Zack LLC, i rappresentanti legali degli autori impegnati nella class action che Google intende risolvere con l’accordo in esame.

A questo punto non resta che attendere la decisione della Corte, la quale sarà però con ogni probabilità oltremodo lieta di accettare la richiesta. La Corte, infatti, è stata messa all’angolo da un accordo che in molti hanno contestato con una questione di principio: non può una Corte sostituirsi al Governo nel legiferare una nuova disciplina del copyright. Comunque si fosse espressa, insomma, la Corte sarebbe probabilmente andata oltre il proprio ruolo e non era da escludere una non-sentenza votata a rimandare la questione ad altre istituzioni federali. Il rinvio offre alle parti altro tempo per trovare una nuova rimodulazione dell’accordo, la cui prossima formula dovrà coniugare gli interessi di tutti: degli autori, che intendono veder rispettato il copyright; di Google, che intende monetizzare la propria attività; delle istituzioni, che intendono cogliere l’occasione pur garantendo le parti; della concorrenza, che vuole essere parte di un mercato del quale aveva finora rispettato le restrittive regole esistenti.

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