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Palm: la sfida all’iPhone è web-based

Dion Almaer e Ben Galbraith: due sviluppatori attivi nel mondo Mozilla che Palm ha chiamato a sé con uno scopo preciso: costruire attorno a Palm una piattaforma basata sul Web e tale da costruire una alternativa alla soluzione proprietaria Apple

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Dion Almaer e Ben Galbraith. Due nomi, due ragazzi, due programmatori. Dietro di loro c’è il progetto Wespin, dietro di loro c’è l’idea Ajaxian. Il loro viaggio da Mozilla verso Palm è una storia significativa, poiché emerge in questo passaggio la volontà di Palm di costruire attorno al proprio marchio una alternativa vera ad Apple nel mondo mobile. E non si tratta di concorrenza, ma propria mente di alternativa: nel senso di “altro”, nel senso di “differente”.

Ne parla Dion Almaer sul proprio blog, spiegando come e perché sia maturata la decisione. «Ricordo quando il Palm Pre è venuto fuori al CES ed io e Ben pensammo “wow”. Palm sta scommettendo forte. […] Sono stato a lungo frustrato per lo status quo di certe piattaforme, e pensavo che a rendermi felice come sviluppatore siano la libertà, la possibilità di scelta ed il flusso di informazioni. Sono convinto nel portare questi valori al mobile e nel portarmi apprezzo il mio web-DNA. Quando Palm è venuto da Ben e me, ero curioso di vedere fino a che punto avrebbero capito cosa significa avere un “webOS”. Il team ci ha impressionati e persuasi del fatto che avevano capito quanto importanti fossero i principi del Web, così come il quanto cruciale fosse il ruolo degli sviluppatori». Ed è questo il compito che Dion Almaer e Ben Galbraith andranno a ricoprire nel gruppo: responsabili del rapporto con gli sviluppatori, ovvero i gestori primi dell’organizzazione dei lavori presso il cuore pulsante del Palm che verrà.

Le applicazioni web-based sono sostanzialmente differenti da quelle che girano in locale poiché svincolate dal device (e dunque universalmente disponibili quando è presente una connessione), ma al tempo stesso limitate in capacità e performance. Nuovi browser, HTML 5, connessioni con pacchetti dati inclusi ed altre novità che vanno affacciandosi al mobile indicano in questa soluzione una strada percorribile, ed è su questa alternatività che Palm sta puntando tutto per proporre i propri device come soluzione plausibile.

Il passaggio da Mozilla a Palm ha quindi un significato preciso: il gruppo ha intenzione di costruire una piattaforma che faccia leva anzitutto sul Web. Abbandonato Windows Mobile per puntare sulla libertà (e gratuità) di Linux, ora è in un webOS che il gruppo potrà trovare un campo di applicazione ulteriore sul quale creare valore da opporre alla mela di Cupertino. Almaer e Galbraith racchiudono il proprio pensiero sotto il termine “open”, il che racchiude tutti i principi di sviluppo abbracciati, la filosofia che dovrà permeare un “app store” eventuale, il vessillo da sventolare contro le soluzioni proprietarie rivali. La libertà è la promessa che Palm intende proporre agli sviluppatori, attirandoli a sé ed avocando al web la responsabilità di ospitare e regolare i limiti dello sviluppo.

Dion Almaer e Ben Galbraith. Due nomi, due ragazzi, due programmatori. Ma soprattutto una scelta di indirizzo ben precisa.

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