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Riflessioni dall’OverTheAir

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L’Over The Air, 24 hours of mobile development, anche quest’anno non ha deluso le aspettative di chi, come me, ha attraversato mezza Europa per partecipare al principale evento dedicato allo sviluppo per piattaforme mobili del vecchio continente.

Come l’anno scorso, la formula proposta ha permesso di accorpare molti eventi in poco tempo: pomeriggio del venerdì e mattina del sabato interamente dedicati ai seminari, mentre le ore notturne sono state lasciate per l’hack-a-thon, una competizione in cui, nel tempo appunto di una notte, si poteva dare libero sfogo alla propria creatività al fine di realizzare un prototipo di applicazione per device mobili, valutato e poi premiato da una giuria in base a delle categorie prefissate.

Molto interesse quest’anno hanno rivestito le tematiche dello sviluppo multipiattaforma, grazie ai widget, al mobile Web e ad altri toolkit atti allo scopo (BONDI, JavaFX, Qt), la progettazione di interfacce per piccoli schermi e lo studio della user experience su questi dispositivi. Sicuramente al centro di molti discorsi e buzz, invece, la tematica dell’augmented reality, con Wikitude e le sue API che hanno fatto da padrone.

Dal punto di vista dello sviluppo vero e proprio, invece, ho visto quest’anno moltissime applicazioni realizzate per Android e solo qualcosa per iPhone e Windows Mobile. Ritengo che questa predominanza della piattaforma legata a Google sia dovuta ad una curva di apprendimento abbastanza bassa, alla possibilità di avere l’ambiente di sviluppo praticamente ovunque (Linux, Mac e Windows) e anche, un po’, dal fattore moda. Ricordo quando, l’anno scorso, c’era solo un’unica sessione dedicata a questo sistema operativo, avvolta nella fitta nebbia del mistero e della curiosità.

Se anche quest’anno, come lo scorso, l’Over the Air sarà l’incubatore dei trend che nei prossimi mesi invaderanno il mondo del mobile, allora c’è da aspettarsi un boom delle applicazioni di augmented reality, infrastrutture server sempre più pronte a servire dati in maniera semplice a chi ne fa richiesta (basta guardare cosa è in grado di fare oggi Yahoo YQL) e uno sviluppo di widget e altre applicazioni che, con un po’ di Javascript e qualche riga di HTML, metteranno in grado qualunque programmatore di realizzare interessanti mash-up.

Come di consueto, presto le sessioni saranno disponibili sul sito ufficiale dell’evento, mentre un gruppo su Flickr sta raccogliendo gli scatti più significativi di questi due giorni. Peccato essere stati solo in due italiani a difendere, con successo, l’onore del nostro paese nell’hack-a-thon notturno.

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