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Russia, tra l’ICANN e la censura di stato

Da una parte la Russia punta ad entrare nell'ICANN, a patto che l'ente accolga regole adeguate per la scrittura orientale e gli Stati Uniti perdano la propria posizione egemone. Dall'altra, però, la Russia avanza leggi per il controllo governativo del Web

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Il rapporto della Russia con la rete rimane problematico. Da una parte c’è una pressione politica verso l’occidente, con tutta la volontà di entrare nelle dinamiche di controllo nate e gestite negli USA; dall’altra, però, ci sono tutte le resistenze di una cultura orientale, sommessamente ispirata al regime cinese ed improntata sul controllo e sulla censura di stato. In questo contesto emergono due differenti documentazioni, l’una improntata all’entrata della Russia nell’ICANN e l’altra incentrata sul controllo statale sulla Rete.

Entrambe le documentazioni emergono, come segnalato dall’ANSA, dall’organo di stampa ufficiale del Governo, la Rossiiskaia Gazeta. Il primo è una sorta di appello ufficiale agli Stati Uniti, affinché accettino la Russia all’interno del Governmental Advisory Committee (GAC) nel quale è recentemente entrata anche la Cina. Formalmente la Russia è stata invitata nel GAC in concomitanza con la Cina, ma l’ex-Unione Sovietica ha posto alcuni termini improcrastinabili sul tavolo delle trattative. Da una parte si richiede una maggior adesione alla cultura ed all’alfabeto russo, aprendo ai tratti peculiari del linguaggio e della scrittura orientale; dall’altra si evidenzia la volontà di entrare nell’ICANN solo a patto della caduta della posizione egemone degli Stati Uniti. Con il nuovo appello la Russia ribadisce le proprie richieste e confida il proprio credo nella possibilità di un incontro costruttivo tra le parti. La scadenza del 30 Settembre è infatti strategica: è questo il giorno in cui scade il Memorandum of Understanding che lega l’ICANN agli States, ed è in questo giorno che ci si attende da parte degli Stati Uniti un decisivo passo indietro.

Se nei confronti della Cina l’apertura dell’ICANN è stata accompagnata da un auspicio verso una maggiore libertà dei navigatori del paese, la Russia sembra muoversi in modo contrario alle speranze occidentali. In concomitanza con la possibile entrata nell’organismo internazionale, infatti, una nuova proposta di legge sembra voler assoggettare la rete con maggior radicalità al controllo governativo. Il documento giunge sulla Rossiiskaia Gazeta come un fermo giro di vite nei confronti degli hacker e dei malintenzionati che sfruttano il Web per reati di varia natura, ma una postilla finale affronta quella che è la parte più interessante: il Governo si assume la responsabilità di disabilitare eventualmente l’accesso al Web nei casi in cui si rendesse necessario per indagini o interventi su specifiche utenze. La proposta, peraltro utile ed interessante nel definire la terminologia tecnica del Web per meglio favorire l’interpretazione delle norme relative, è disponibile online in lingua madre.

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