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L’utente si aspetta che un device duri 5 anni

L'utente, quando acquista un device tecnologico, si aspetta che l'oggetto duri senza problemi per almeno 5 anni. Lo attesta un sondaggio secondo cui gli italiani, a differenza dell'atteggiamento medio del mondo occidentale, riparano invece di sostituire

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Nel momento in cui procede con un acquisto, l’utente si aspetta che il prodotto abbia una durata approssimativa di 5 anni. Attorno a questa cifra la soddisfazione può ritenersi mediamente completa, poiché ci si aspetta che entro un lustro il device esprima tutto il proprio potenziale in funzione del prezzo dovuto al momento dell’acquisto. È questo il risultato di una ricerca Ipsos commissionata da Lexmark (a supporto delle proprie scelte sulla durata della garanzia dei propri prodotti) e condotta su un campione di 10.000 persone in 21 Paesi a livello internazionale.

Il sondaggio non solo rispecchia il grado di fiducia degli utenti nei confronti dei device, ma conferma anche l’importanza riposta nella durata della garanzia come elemento basilare nel giudizio di fiducia nei confronti dell’azienda e del prodotto: «Il 78% degli intervistati a livello globale, e in particolare l’80% degli italiani, nel momento in cui acquista un dispositivo tecnologico si aspetta di doverlo sostituire entro cinque anni; il 60% si augura che i prodotti tecnologici che compra siano stati realizzati con materiali della migliore qualità. Mentre la fiducia nella qualità e nella resistenza dei dispositivi tecnologici (cellulari, computer portatili, fotocamere digitali, stampanti e così via) è ai minimi storici, la maggioranza degli italiani (87%) in linea con gli intervistati di tutto il mondo (83%) ha dichiarato che un’estensione del periodo di garanzia dei prodotti corrisponderebbe anche ad un aumento della loro fiducia negli stessi. Inoltre, il 40% delle persone crede che una garanzia più lunga sia anche il modo migliore per rassicurarli sulla qualità del prodotto».

Al termine del ciclo di vita del prodotto sono vari i fattori che incidono sulle scelte dell’acquirente. In questo caso è interessante notare come il comportamento medio dell’utente italiano volge più nell’ottica della riparazione che non dell’acquisto, comportamento però non in linea con quelli che sono i trend di una sfera culturale nella quale l’italiano medio presumibilmente si riconosce: «Mentre oltre due terzi della popolazione (67%) si sente in colpa quando dismette un dispositivo, quasi la metà (48%) ammette che vorrebbe sbarazzarsi dei dispositivi non coperti da garanzia, piuttosto che ripararli. I nord-americani, gli australiani e gli europei occidentali sono i più inclini a buttare via i dispositivi difettosi che non sono più coperti da garanzia, su questo punto fanno eccezione gli Italiani che invece si uniscono alle popolazioni dell’Europa orientale, Medio Oriente, Africa, Asia e Sud America dove è più probabile che i dispositivi vengano portati in riparazione».

Ciò che trasmette all’utente una sensazione di affidabilità non è il prezzo, ma la garanzia: «Solo il 2% degli intervistati pensa che un prezzo più alto corrisponda ad una maggiore resistenza, quando si tratta di tecnologia. […] Quasi un quarto degli intervistati, il 31% in Italia, è propenso a cambiare marca in caso di guasto del dispositivo». L’affidabilità è pertanto un investimento di lungo periodo, mentre i guasti sono un danno immediato: questione di fiducia.

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