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BSA: pirateria e malware vanno a braccetto

Secondo la BSA, quando un utente fa affidamento al mondo della pirateria si getta nelle braccia del mondo del malaffare incorrendo in problemi tecnici ed economici legati al malware che si incontra in diretta conseguenza dell'uso di software pirata

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La Business Software Alliance ha ufficializzato i dati relativi al Report BSA 2009, l’annuale fotografia dell’ente sul fenomeno della pirateria informatica. Nella propria lotta alla pirateria, la BSA fotografa peraltro la questione nelle sue interazioni con l’industria del malware, evidenziando la matrice comune nel malaffare per rimarcare i pericoli che l’utenza corre nel momento in cui sceglie la via meno onerosa per accedere al software.

Secondo quanto indicato dal Report BSA 2009 la correlazione tra pirateria e infezioni da malware è dimostrata da una proporzionalità diretta nei dati. Turchia, Russia e Brasile, i paesi maggiormente esposti al fenomeno pirata, sono infatti anche i paesi nei quali il malware spopola; al contrario Giappone, Austria e Germania sembrano maggiormente al riparo dai pericoli e tutto ciò nel contesto di una maggior salubrità del mercato software. I dati forniti dalla BSA sembrano voler indicare una logica di consequenzialità nel fatto stesso per cui gran parte dei siti pirata tendono ad installare software pericoloso nei pc degli utenti, ed in questo meccanismo scatta la correlazione tra i due dati.

«Per pirateria del software si intende la copia o la distribuzione non autorizzata di software protetto da copyright. La copia, la condivisione, la vendita o l’installazione di diverse copie dello stesso software sul computer personale o di lavoro, rappresentano pertanto tutte azioni di pirateria informatica». La premessa è importante, poiché sgombra il campo da talune interpretazioni ambigue che rischiano di non far comprendere la materia: «Quello che la maggior parte di noi tende ad ignorare è che non si acquista un software, ma solo una licenza di utilizzo dello stesso. La licenza è il documento che indica il numero di installazioni software che l’utente è autorizzato ad effettuare, ed è pertanto necessario consultarla attentamente. Ogni volta che si duplica un numero di copie superiore a quello autorizzato, si compie un atto di pirateria». Una recente sentenza non sembra infatti essere esattamente sulla stessa linea d’onda della filosofia espressa dalla BSA, il che imporrà riflessioni di principio che, maturando una visione più coerente sul problema, potrebbero anche favorire l’incontro tra domanda ed offerta sul piano della trasparenza e della comprensibilità (l’utente deve sapere, anzitutto, cosa acquista).

Il rapporto tra pirateria e malware

Il rapporto tra pirateria e malware

Nella propria sfida alla pirateria la BSA coinvolge non solo il download da torrent e similari, ma anche la vendita dei prodotti pirata online sfoderando dati del 2006 per sottolineare come l’acquisto in rete di tali prodotti possa nascondere tranelli, pacchetti falsificati e software non funzionanti. Non solo. Il rischio per gli utenti è quello di non ricevere aggiornamenti o di abilitare malintenzionati all’accesso ad informazioni sensibili. La teoria espressa dalla BSA, insomma, identifica il problema della pirateria nella ricerca della stessa: l’utente che segue i canali tradizionali naviga in lidi sicuri, senza incorrere in rischi gravosi.

Trattasi pertanto, in primis, di un problema culturale le cui conseguenze si fanno direttamente tecniche ed economiche. Per questo la BSA ha affiancato alla propria tradizionale opera di ostruzionismo nei confronti della pirateria anche un impegno maggiore in senso pedagogico, identificando nell’educazione degli utenti un sistema di prevenzione fondamentale per limitare l’esposizione alle tentazioni del software pirata.

La ricerca non fornisce dati nazionali, nei quali l’Italia è stata per anni protagonista a causa di un alto livello di pirateria dovuto anzitutto alle installazioni multiple di software acquistati in licenza unica.

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