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Vola Facebook vola

Facebook non solo è il social network di gran lunga più visitato degli Stati Uniti, ma è anche quello su cui l'utenza sembra voler passare sempre di più il proprio tempo. Twitter insegue a distanza, in forte crescita. MySpace, invece, conferma il declino

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Dicesi “fenomeno” un evento misurabile. Leggasi “fenomeno” tutto quello che, una volta misurato, dimostra di essere andato oltre quel che era prevedibile ed immaginabile.

Ora che le misurazioni sono state ripetute, non può che giungere la conferma di quel che le sensazioni già esprimevano con chiarezza: i numeri del fenomeno Facebook non accennano a diminuire. Il sito, peraltro, dimostra piena salute anche negli States, ove la crescita è ostacolata da social network rivali già consolidati nel tempo e dove il livello di crescita del sistema potrebbe suggerire la possibilità per cui il comparto del networking possa già essere giunto ad un punto avanzato di maturazione. Il trend, invece, non accenna a rallentare ed a farne le spese è ancora una volta MySpace.

Nel mese di Settembre Facebook ha totalizzato qualcosa come il 58.59% delle visite dell’intero comparto “social network”. La crescita è di oltre il 3% rispetto al mese di Agosto e di ben il 194% rispetto ad un anno fa. Nel giro di 12 mesi, insomma, il sito ha triplicato le visite lasciando agli altri solo le briciole. Twitter è in quarta posizione, ma la crescita è strabiliante: +1170%, pur raggiungendo soltanto l’1.84% delle visite totali. Anche Tagged, in terza piazza, ne esce con un +47% che porta il sito al 2.38% delle visite complessive del comparto.

La fotografia più mesta dell’intero quadro statistico Experian Hitwise è quella dedicata a MySpace. Il social network di proprietà di Rupert Murdoch, infatti, occupa la seconda piazza grazie ad un 30.26% di visite ereditate dagli antichi splendori del network, ma il calo è vistoso: -3% circa nell’ultimo mese, -55% nell’ultimo anno. Murdoch, in verità, aveva visto lungo il giorno in cui decise di investire su MySpace: qualche centinaio di milioni di dollari furono sufficienti per accaparrarsi il leader del settore e per vari mesi non servirono ulteriori investimenti: il network restituiva resultati e Murdoch si faceva vanto della propria iniziativa di acquisto.

Il tempo però è stato giudice: quando la massa degli utenti ha spostato la propria inerzia verso Facebook, non c’è stato nulla da fare: il network di Mark Zuckerberg si è gonfiato a dismisura, mentre MySpace è caduto sotto il peso di una community sempre meno popolosa ed una struttura del sito sempre più zoppicante. I numeri odierni, peraltro, non fanno che fotografare una situazione cronica di cui il gruppo News Corp. ha già preso atto nel momento in cui ha dato il via all’ultima tornata di licenziamenti necessaria per la salvaguardia dei bilanci. Alla luce dei fatti non sembra nemmeno esserci particolare desiderio di rivalsa: Murdoch (non a caso anche soprannominato “lo squalo”) sta esprimendo la propria verve altrove, e sui social network non si pronuncia ormai da tempo.

Per MySpace non va meglio nemmeno dal punto di vista del tempo passato sul sito da parte degli utenti: se ogni singolo contatto passava nel 2008 poco meno di 30 minuti sul sito, ora i minuti sono 25 (-12%). Facebook, invece, anche da questo punto di vista inizia ad imporre la propria legge: partendo da una posizione defilata, il sito ha visto crescere i minuti di permanenza degli utenti da 18:38 a 23:00 in un solo anno con una crescita del 23% (fondamentale ai fini pubblicitari). Twitter, sebbene abbia moltiplicato i contatti, vede diminuito il tempo passato tra i cinguettii di ben il 56%, il che va a fare il paio con l’altissimo tasso di abbandono sperimentato tra gli account attivati.

L’analisi Hitwise, estesa su 155 diversi siti, si sofferma infine sul tipo di utenza dei vari social network:

Interessante è il fatto che la fascia in aumento generale nel comparto sia quella degli ultra-55enni, ma trattasi di un aumento differenziato: +26% per MySpace, +108% per Facebook. MySpace domina tra i giovanissimi, ma anche nella fascia 18-24 i numeri sono in calo (-13%, contro il +10% di Facebook). In calo tendenziale tra i due leader del settore la fascia dei 35/44enni, con forte inclinazione all’abbandono soprattutto in Facebook (dinamica, questa, sicuramente tutta da analizzare poiché significativa dell’impatto culturale online di un servizio su di una intera generazione).

Se dunque oggi Facebook soffre di continui problemi tecnici, il motivo è chiaro e semplice: sovraccarico. Ed è un motivo particolarmente gradito agli investitori, ovviamente: Zuckerberg ha promesso bilanci in attivo, ha fagocitato il neonato Friendfeed ed ha raccolto interessi in tutto il mondo. Oggi Facebook è qualcosa in grado di calamitare i “mi piace”, i “condividi” e i “commenta” di 300 milioni di utenti circa, con un tasso di attività sul sito senza precedenti. Se anche per il mondo dei social network andrà identificata una sorta di “monopolio naturale” è ancora cosa tutta da stabilire, ma una cosa è certa: ai ritmi attuali Facebook si appresta a distruggere la concorrenza, in attesa che un nuovo fenomeno si affacci sul mercato cambiando nuovamente, come sempre nella storia, l’inerzia degli account.

Update
Facebook per la prima volta cerca personale anche in Italia. Qui i dettagli

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