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In Finlandia la Banda Larga è un diritto

La Finlandia ha ufficialmente riconosciuto la Banda Larga come un diritto del cittadino, da comprendere quindi all'interno delle regole per il Servizio Universale costringendo gli operatori ad una copertura totale del territorio con 100 Mbps entro il 2015

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Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità: una frase valida allora, quando l’uomo mise piede sulla Luna, ed oggi, quando per la prima volta un paese ha riconosciuto la Banda Larga come un diritto imprescindibile per i propri cittadini. Il primato spetta alla Finlandia, paese che dimostra così il proprio grado di maturazione nei confronti delle nuove tecnologie e nel proprio rapporto con il Web.

Il diritto fondamentale viene riconosciuto e sancito sotto forma di legge dello Stato: le istituzioni finlandesi hanno approvato la risoluzione che include la Banda Larga tra i servizi che spettano di diritto agli utenti, il che costringerà pertanto i fornitori di servizio ad adeguare la propria offerta al fine di raggiungere ogni singolo cittadino con le adeguate infrastrutture. Sancendo nei fatti un diritto, si interviene a piè pari sul mercato poiché si va ad imporre una regola che indica la necessaria copertura del 100% della popolazione (la Finlandia è comunque già molto vicina all’obiettivo) ed un quantitativo minimo riconoscibile come “banda larga”.

Il limite è di per sé cangiante, poiché adattabile in base alle tecnologie del momento ed all’evoluzione dell’infrastruttura o della domanda. Ad oggi il limite minimo che spetta a tutti di diritto è stato fissato a quota 1 Mbps e sarà valido a partire da metà 2010. Già entro il 2015, però, gli operatori dovranno intervenire pesantemente poiché per legge è stabilito che ad ognuno dei 5.3 milioni di cittadini finlandesi spetteranno di diritto 100 Mbps.

La Finlandia, peraltro, non ha fatto altro che adeguarsi alle indicazioni suggerite da Viviane Reding, la quale ha anticipato le mosse della Commissione Europea indicando la necessità di trasformare la Banda Larga in un servizio universale già entro il 2010 per l’intera Unione Europea. Il passaggio legislativo non sarà però semplice poiché va a scontrarsi con un contesto economico che non facilita gli investimenti e con una difficile definizione di «accesso funzionale ad internet».

In Italia il cosiddetto “Servizio universale” comprende in modo particolare l’erogazione di energia elettrica e telefonia. Telecom Italia, ad esempio, ha il dovere di allacciare qualsiasi nuova abitazione alla linea telefonica, senza però nessun obbligo in relazione al quantitativo di banda da fornire. Il Ministero dello Sviluppo Economico definisce i doveri nei confronti della rete come «connessione in postazione fissa alla rete telefonica pubblica e accesso ai servizi telefonici in postazione fissa per effettuare e ricevere chiamate telefoniche locali, nazionali ed internazionali, facsimile e trasmissione di dati e per consentire un efficace accesso ad Internet», ma è chiaro quanto labile sia tale definizione e soprattutto quale applicazione trovi sul territorio nazionale. Da tempo associazioni quali l’AntiDigitalDivide chiedono che la Banda Larga possa essere riconosciuta come un diritto (e quindi inserita nel “servizio universale” al pari dell’energia elettrica e della telefonia), agendo dal punto di vista legislativo per imporre all’incumbent un intervento radicale sulla rete nazionale. La richiesta è stata abbracciata in passato anche da parte dell’opposizione di Governo, ma in nessun caso la proposta ha mai mosso alcun passo reale verso una possibile attuazione.

Oggi all’Italia non resta che ammirare il plauso alla Finlandia per la situazione maturata, paese nel quale 1Mbps di banda entrerà in ogni casa al pari dell’acqua, dell’elettricità e del telefono.

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